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Morire di lavoro (quando c'è e quando manca)

Dati

- Il 9 novembre 2011, intorno alle 11,30, in Umbria, in una azienda agricola di Papiano Scalo, nel Marscianese. Un ragazzo di 27 anni è finito sotto al muletto che guidava e che si è ribaltato. I soccorsi sono stati inutili. Le "morti bianche in Umbria salgono a 18, superando così il dato del 2010.

In Umbria riprende a salire il numero di infortuni sul lavoro dopo tre anni di progressiva riduzione.
L'osservatorio Vega Engineering nel calcolo delle "morti bianche" rispetto alla popolazione lavorativa colloca l'Umbria, in questa triste classifica tra le regioni italiane, al 5 posto [(in prima posizione si trova la Valle D’Aosta con un indice di incidenza pari a 70,9 contro una media del Paese che arriva a quota 26,1; seguono: l’Abruzzo (44,5), il Trentino Alto Adige (38,6), il Molise (36,1) e l’Umbria (27,3)]

Da gennaio ad ottobre 2011, in Italia, le vittime sul lavoro sono state 460 contro le 441 dello stesso periodo del 2010. Nel mese di ottobre gli incidenti mortali sono stati 57, undici in più rispetto alla media mensile registrata nel 2011 pari a 46 casi. La situazione peggiora e l’incremento della mortalità del 4,3 per cento tra il 2010 e il 2011 ne è una conferma.
( http://www.vegaengineering.com/osservatorio-sicurezza-sul-lavoro/2011/10/ )-

Giustizia

- Giustizia per i 4 lavoratori morti alla Umbria Olii (3 Novembre 2011)

Sono Lorena Coletti, mio fratello morì il 25 novembre 2006, nella tragedia delle Umbria Olii.
Quel giorno morirono altre 3 persone che lavoravano con lui nella ditta Manili, la quale effettuava manutenzioni in appalto presso la Umbria Olii.

Il lavoro della ditta Manili, consisteva nel montare delle passerelle sui silos che per l'occasione dovevano essere bonificati, mentre tramite successive perizie, si è scoperto che quest'ultimi contenevano un gas potenzialmente esplosivo, l'esano.
Quindi i dipendenti della ditta Manili non sapevano il rischio che correvano nell'effettuare il montaggio delle passerelle e la Umbria olii non possedeva il certificato antincendio che oltretutto era scaduto da due anni.

Al momento dell'esplosione, il contenuto dei silos, che ammontava a diverse tonnellate di olio si è riversato nel fiume Clitunno e nelle strade di Campello, provocando ingenti danni ambientali .

Nel 2008 iniziò il processo preliminare, durante il quale i legali di Del Papa avanzarono diverse istanze, tra cui la rimessione per poter spostare il “sito” del processo per ostilità ambientale e addirittura la ricusazione del giudice dell’udienza preliminare, ritenendolo di parte. Tutte istanze che ovviamente non sono mai state accolte, cosi come la richiesta di rito abbreviato da parte dell’imputato e la richiesta di risarcimento di 35 milioni di euro che i familiari e l’unico superstite si sono visti recapitare.

Al termine del processo preliminare Giorgio Del Papa, amministratore delegato della Umbria Olii, fu rinviato a giudizio e la data del 24 novembre del 2009 vagliava l'inizio del processo penale dove l'amministratore delegato ha, a suo carico, le imputazioni di omicidio colposo plurimo con l'aggravate della colpa cosciente, disastro ambientale e il mancato rispetto, anche doloso, di alcune norme sulla sicurezza del lavoro.

Durante le varie udienze, la prima linea difensiva adottata dal legale di Giorgio Del Papa, vedeva incolpare i dipendenti della ditta Manili che secondo perizie di parte, avrebbero utilizzato fiamme libere per ancorare le passerelle ai silos, tesi difensiva che poi è stata abbandonata dalla difesa stessa.

Il 18 ottobre 2011 nell'aula del tribunale di Spoleto, dove era attesa la requisitoria del PM Federica Albano, non sono mancati i colpi di scena, poiché stavolta a far discutere l'accusa è stata la sorpresa dell'avv. La Spina che ha presentato un libro scritto da lui stesso, dal titolo "Non ho colpa".
Un libro dal titolo innocuo ma che contiene il racconto della vicenda processuale, vista dagli occhi della difesa, e raccontata con la voce di “Pippo”, dove idealmente Giorgio Del Papa viene ritenuto innocente e assolto dopo profonde analisi e osservazioni nel libro contenute.

Lo stesso giorno nell'aula del tribunale il Procuratore capo Gianfranco Riggio, ha avallato calcando la mano sulle accuse già formulate nella requisitoria del P.M. e ha specificato che la Procura ha negato a Del Papa il riconoscimento delle attenuanti generiche, vuoi per l'estrema gravità del fatto vuoi per la personalità dell'imputato che tra l'altro non è immune da precedenti.

Il 19 ottobre 2011 è il giorno della difesa, nel quale l’avv. La Spina ha parlato per ben 5 ore, leggendo anche alcuni passi del libro-arringa che è finito agli atti del processo.
Come prima cosa l’avv. ha chiesto per Giorgio Del Papa l’assoluzione con formula piena, evidenziando addirittura, che i precedenti di cui aveva parlato il giorno prima il Procuratore Capo Riggio non sarebbero ostativi per la concessione delle attenuanti generiche.

Durante la requisitoria, il libro-arringa non è stata l’unica sorpresa della difesa di Del Papa, in quanto l’avv. dell’imputato ha chiesto, oserei dire anche in maniera piuttosto inaspettata, al giudice una superperizia. Ossia, La Spina vuole ricorrere all’articolo 507 del c.p.p che consente al giudice, in caso di assoluta eccezionalità, quindi anche a processo praticamente concluso vista la sentenza imminente, di disporre di nuovi mezzi di prova.

L’utilità a parere della difesa di questa superperizia, sta nel verificare la tesi difensiva attuale, che vede attribuire all’unico superstite, Klaudio Dimiri, l’intera colpa della catastrofe.

Secondo la difesa quindi la colpa dell’unico superstite sta nell’aver compiuto una manovra errata con la gru, che quel giorno avrebbe sollevato il silos.
Secondo l’accusa, l’ipotesi è fantasiosa avendo già considerato peso del silo e del suo contenuto, il peso e l’inclinazione del braccio della gru.

Un’altra cosa che l’avv. della difesa vuole verificare, tramite perizia, è l’attendibilità degli esami chimici di laboratorio effettuati durante le indagini.
Il giudice Avenoso, ha sospeso l’udienza dando come prossima data utile il 15 novembre, non escludendo un eventuale sentenza.

Noi familiari delle vittime, come ha già detto il Procuratore Riggio, pretendiamo giustizia per questi 4 morti.

Chiediamo al giudice Avenoso la massima celerità nell’espletare la sentenza.
( http://www.pane-rose.it/files/index.php?c3:o30514:e1 )

Maurizio Manili, Vladimir Todhe, Giuseppe Coletti e Maurizio Mottini: questi i nomi dei quattro lavoratori che il 25 ottobre 2006 morirono carbonizzati presso la Umbria Olii mentre effettuavano un intervento di manutenzione nell’oleificio di proprietà di Giorgio Del Papa. -

Leggi

- "Risarcimenti"

L'Umbria con la legge regionale '1/2008' ha istituito il "Fondo di emergenza per le famiglie delle vittime di incidenti mortali". Dal 2008 sono state 32 le famiglie dei lavoratori deceduti sul luogo di lavoro alle quali è stato erogato un contributo, in media di 13 mila euro. Dal 2008 ad oggi sono stati erogati complessivamente 417 mila euro e presi in esame complessivamente 74 casi, di cui 32 hanno già ricevuto il sostegno economico, 12 devono essere ancora istruiti ed altri 30 sono stati istruiti con esito negativo, previa richiesta di valutazione al Comitato di gestione del Fondo.

Il Fondo è alimentato da risorse regionali pari a 100 mila euro all'anno e dalla raccolta effettuata dal Comitato regionale dei contributi volontari e solidaristici versati dai lavoratori, dai datori di lavoro, dagli amministratori, da eletti o nominati in Regione, Comuni e Province, dagli amministratori nominati dagli Enti pubblici, dai cittadini singoli o associati e qualunque altro soggetto pubblico o privato. "

Il "risarcimento" si compone anche di una quota variabile, inversamente proporzionale al reddito. L’assegnazione del contributo non richiede istanza e il procedimento ha inizio d’ufficio. E’ previsto un intervento economico con una parte fissa, quindi uguale per tutti i beneficiari di 7 mila 500 euro, e una parte variabile da determinare in base al numero dei componenti del nucleo familiare e la classe di reddito lordo complessivo della famiglia del deceduto (con una riduzione percentuale al crescere del reddito), per un importo non superiore a 20mila euro. ( http://www.consiglio.regione.umbria.it/attivita-legislativa/atti/attivit... ) -

- La Centralità del Lavoro (nella possibilità di costruire e/o di portare avanti un progetto di vita...)

"L’ultimo grido dei senza voce. Il suicidio in Italia al tempo della crisi. Forte aumento dei suicidi in Italia. Un suicidio al giorno tra i disoccupati e record di casi per motivi economici..." (...) Record di casi per motivi economici –

"Ciò che sembra caratterizzare il fenomeno suicidario nel 2009 è la sua forte interdipendenza con la crisi economico-occupazionale: sono stati infatti 357 i suicidi compiuti da disoccupati nel 2009, con una crescita del 37,3% rispetto ai 260 casi del 2008 (sono stati 270 nel 2007, 275 nel 2006 e 281 nel 2005), generalmente compiuti da persone espulse dal mercato del lavoro (272 in valori assoluti, pari al 76%, a fronte di 85 casi di persone in cerca di prima occupazione). Anche in termini relativi appare evidente come il lavoro costituisca un vero e proprio discrimine nella lettura del fenomeno suicidario: nel 2009 si registrano infatti ben 18,4 suicidi ogni 100 mila disoccupati (il valore sale a 30,3 tra gli uomini a fronte di 5,7 tra le donne), contro 4,1 suicidi tra gli occupati (6 tra gli uomini e 1,4 tra le donne), confermando la centralità del lavoro nella possibilità di costruire e/o di portare avanti un progetto di vita, soprattutto nella componente maschile della popolazione.

Un ulteriore indicatore del rapporto diretto tra il fenomeno suicidario e la crisi è rappresentato dal numero dei suicidi per ragioni economiche (al di là di quanto sia effettivamente possibile stabilire una lettura univoca del “movente”), che raggiungono proprio nel 2009 il valore più alto degli ultimi decenni (198 casi, con una crescita del 32% rispetto ai 150 casi del 2008 e del 67,8% rispetto ai 118 casi del 2007). In termini relativi i suicidi per motivi economici arrivano a rappresentare nel 2009 il 10,3% del fenomeno “spiegato” (non considerando cioè i casi di cui non si è stabilita una motivazione) a fronte di appena il 2,9% rilevato per il 2000. Non risulta inoltre superfluo evidenziare come il suicidio per ragioni economiche rappresenti un fenomeno quasi esclusivamente maschile (95% dei casi nel 2009) a conferma di come questo si leghi alla acquisizione/perdita di identità e di ruolo sociale definita dal binomio lavoro/autonomia economica. (...) ( http://www.eures.it/dettaglio_ricerca.php?id=85 ) -