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La lotta operaia contro il modello Marchionne a Pisa

Anche in Toscana pesanti sono le ricadute della crisi economica globale.
sui muri delle città
di rimedia

 Per la componentistica in particolare, le scelte di Piaggio di acquistare, per lo più in Cina, prodotti che vengono realizzati anche dalle aziende pontederesi, sta determinando crisi per molte realtà che senza la commessa principale rischiano di essere sommerse. Tra queste realtà spicca certamente la Mitsuba. "Dopo due anni di contratti di solidarietà - afferma il segretario provinciale della Fiom Marcello Franchi - l'azienda sostiene che continua a permanere la stessa difficoltà, con riduzioni della produzione del 50%. Non si prevede una ripresa, anzi, il suo cliente principale, Piaggio, sembra voglia acquistare dalla Cina". "La Mitsuba giapponese - prosegue - non è disponibile a ricapitalizzare in Italia e afferma di non poter che andare a una riduzione dei 'costi', che significherebbe riduzione dell'organico. Ha infatti comunicato l'avvio delle procedure di mobilità per 45 persone rispetto alle 82". La risposta della Fiom non si è fatta attendere: "C'è la possibilità di utilizzare altri ammortizzatori sociali, a partire dallo stesso contratto di solidarietà con le sue 24 ore settimanali invece di 40. Non intendiamo far uscire i lavoratori dall'azienda". All'incontro fra sindacati e azienda, tenutosi lo scorso 31 gennaio, è stata annunciata la procedura, formalizzata la sera stessa con l'invio della lettera: "Abbiamo chiesto un secondo incontro ufficiale - continua Franchi - da cui purtroppo non ci aspettiamo granché. Ci sono 75 giorni di tempo per fare o non fare l'accordo". L'intenzione del sindacato è di coinvolgere le istituzioni che "già 5 anni fa siglarono l'accordo, determinando una riduzione del 50% del personale. Quell'accordo è scaduto a fine 2010, e chiediamo alle istituzioni di intervenire nuovamente". Acquisti dalla Cina da parte della Piaggio e crisi produttiva anche per la Tmm, storica azienda che produce marmitte per le due ruote di 50, 125 e 250 cc, che ha presentato la procedura di mobilità per 51 lavoratori su 107. "La prossima settimana ci sarà l'incontro di avvio della procedura - ci spiega Fabio Carmignani, della segreteria Fiom - chiederemo all'azienda la possibilità di andare a strumenti alternativi. Già nel primo incontro di martedì (1 febbraio, ndr), l'azienda ha comunicato ufficialmente la procedura, ma non ha escluso il ricorso agli ammortizzatori sociali". "L'azienda da diversi anni presenta problemi di esubero - afferma ancora Carmignani - fino a oggi affrontati con ammortizzatori sociali e riorganizzazione del lavoro, ma licenziamenti in tronco mai. Oggi però si sono perse quote di mercato e la situazione preoccupa". Il prossimo martedì ci sarà un ulteriore incontro, ma i segnali non sono positivi. Diversa infine, la situazione alla Metalplastic, dove la Filctem-Cgil smentisce categoricamente l'annuncio di 60 licenziamenti. "A settembre dello scorso anno - afferma il segretario provinciale Stefano Del Punta - l'azienda aveva annunciato 60 esuberi in due anni, motivati con una perdita di un milione e mezzo di euro sul fatturato e alcune criticità rispetto a inefficienze e produttività. Ma dopo scioperi, sit-in e incontri, a novembre eravamo giunti a un accordo con la sospensione dei licenziamenti, un anno di cassa integrazione straordinaria, l'avvio delle procedura di mobilità su base volontaria. I lavoratori dal canto loro hanno concesso una riduzione di 15 minuti sulla pausa, scelta ratificata con l'80% dei sì". Quindi, prosegue Del Punta, "non si parlava di licenziamenti e mobilità. Certo, non siamo tranquilli perché vediamo movimenti in azienda: pensiamo che l'azienda voglia dare in appalto o in gestione una parte del reparto di verniciatura e stampaggio, ma i licenziamenti non ci sono". "L'11 è in programma un incontro all'Unione Industriale - afferma ancora - in quella sede chiederemo chiarezza. Le voci che circolano su gestioni da parte di soggetti abruzzesi e modenesi, per i due reparti verniciatura e stampaggio, riteniamo debbano essere chiarite: se così fosse chiediamo che il cambio resti in provincia, e non in Emilia o in Abruzzo, dove tra l'altro le due aziende su cui circolano le voci non hanno notoriamente buoni rapporti sindacali". "La cosa certa a oggi - conclude Del Punta - è l'accordo fatto".