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Lacrime e sangue

atene 2011
rimedia

Studenti, lavoratori, pensionati, agricolatori,  nessuno intende accettare in silenzio l’austerità. La rivolta greca ha da tempo scelto la propria strategia di lotta e si è posta i propri obbiettivi: non saranno versate dal popolo le lacrime e il sangue. All’ombra del parlamento si fronteggiano polizia e manifestanti, scontri durissimi, i manifestanti danno prova di grande organizzazione, mantengono la piazza resistendo a diverse cariche. La polizia ha fatto uso massiccio di lacrimogeni per scongiurare che la piazza diventi un perenne sit-in come in Egitto. L’intento era occupare Piazza Syntangma ad oltranza, trasformarla in Piazza Tharir, l’appello era stato lanciato dal leader dell’estrema sinistra Alekos Alavanos. Atene come il Cairo fino alle dimissioni del governo. Ma Atene è Europa, quindi succube delle decisioni economico-politiche dell’Unione. Resta il fatto che il mediterraneo vive un periodo senza precedenti di rivoluzione, a macchia d’olio potrebbe espandersi anche nel vecchio continente un nuovo sentimento di rivincità della società a questo precario sistema. Dopo Ben Ali e Mubarak, adesso tocca a Papandreu, ma la Grecia non è la Tunisia, né tantomeno l’Egitto. Bruxelles chiama, Atene risponde. Risposte che scottano, dio se scottano. Austerità è l’ordine che arriva direttamente dal cuore dell’Europa e che ricorda le condizioni generali per la permanenza nell’Unione: lacrime e sangue.

Atene pone domande cruciali: chi veramente decide le sorti degli stati in profonda crisi economica? Dove batte il cuore dell’Europa? A Bruxelles  o  a Francoforte? Non dimentichiamo che la crisi Greca è diretta conseguenza delle speculazioni dell’alta finanza. Impunita finanza. Manca trasparenza, la gente non capisce il perché di tanti stenti. La crisi Greca rivela la debolezza dell’eurozona, la sua incapacità di una reale integrazioni delle economie, il mercato unico resta sempre votato al profitto, jungla capitalistica, la società paga solo i rischi senza partecipare alla spartizione dei dividendi.

Tutto questo vale anche per noi. Ma l’Italia farebbe troppo rumore, chi possiede il nostro debito sa che è troppo pericoloso, il nostro è il terzo debito al mondo. Deve pur valere qualcosa!

L’unica soluzione allora è austerià, tagli indiscriminati, la manna dello stato alla spesa sociale, all’istruzione, alla sanità. Così non si risolve nulla, questa è repressione socio-economica, questa è privazione dei principi democratici su cui si è fondata (ideologicamente ) l’Europa unita.

La democrazia è un idea secolarizzata, imprigionata nel vincolo della rappresentanza. Una lunga catena burocratizzata unisce i cittadini alle istituzioni. Il potere ingloba, dirige e non accetta partecipazione.

Atene crede ancora nella democrazia diretta, lacrime spese nella lotta. Sangue che scorre fiero nelle vene.

“Non ci rendiamo conto, essendo abituati alla catena, che noi non camminiamo grazie alla catena, ma malgrado la catena.” [Enrico Malatesta]

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MadBomber & SirMikDrake  per  RiMediabile.com