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Una guerra di nervi,una guerra cognitiva

Una guerra cognitiva

"Man tian guo hai", attraversare il mare per ingannare il cielo.

(l'espressione che trae origine dall'espediente escogitato dall'ingegnoso generale Xue Rengui, che nel VII secolo riusci' a trasportare l'imperatore [per i cinesi il figlio del cielo] al di la' del Mar Giallo senza che questi se ne accorgesse facendo costruire un'enorme citta' galleggiante)

Dopo la seconda guerra mondiale si chiude l'epoca della "guerra totale", quella dello scontro diretto fra Stati, e si apre l'era della "guerra dei nervi" (della guerra fredda). In un saggio di H. Lasswell del 1951, "Political and Psychological Warfare", si osserva che l'espressione "guerra psicologica" (oggi psychological operatione-psyop) rinvia ad una concezione fondamentale di tutta la strategia militare piuttosto che ad una tecnica specifica. Una strategia che viene definita, secondo il "Dictionary of US Military Term for Joint Usage, come "l'arte e la scienza e dello sviluppo e dell'impiego di forze politiche, economiche, psicologiche e militari necessarie in pace e in guerra per accrescere la probabilita' di vittoria". Nella prima guerra mondiale lo stesso concetto veniva espresso con il termine "propaganda". Quest'ultima mira al "controllo delle opinioni e degli atteggiamenti attraverso la manipolazione di simboli significativi" al fine di distruggere la volontà di combattere del nemico.

Oggi, lo sviluppo di mezzi d'informazione globale hanno reso "l'opinione pubblica" un fattore centrale della strategia e della tattica militare. Le nuove tecnologie della comunicazione con la loro capacita' di diffondere notizie in tempo reale impongono alla scienza militare la necessita' di elaborare sofisticate strategie di "news management" al fine di controllare i flussi d'informazione. Non si tratta di sistemi di alterazione della verità' quanto piuttosto di una produzione di orizzonti di senso e di notizie, della messa in circolazione di informazioni all'interno di una precisa strategia. L'informazione in questo caso non subisce limitazioni ma anzi viene estesa. Il "news management" dunque non e' identificabile con la tradizionale censura e neppure con la disinformazione (divulgazione di notizie false). Il "news management" e' un'intervento attivo nella produzione di notizie e soprattutto un'opera di costruzione di un discorso specifico sul conflitto. Costruzione di un'organizzazione linguistico-concettuale che fornisce alcuni termini che recano assunzioni iniziali di senso, che esprimono una o piu' idee guida che delimitano e precisano quel che si puo' dire o non dire dentro l'universo del discorso in questione. Detto diversamente il "news management" lavora per imporre una propria definizione della realta' piuttosto che per censurare o disinformare in senso classico.

Oggi, controllo "dell'opinione pubblica" e' nella guerra come nell'impresa "post-fordista" l'arte di gestire l'uomo e di motivarlo. In guerra e in economia, fattore essenziale di successo e' la capacita' di far operare soldati e lavoratori all'unisono, mantenere alto il morale delle truppe come dei team di lavoro, far sentire ogni soldato-lavoratore parte di un gruppo che si batte per "una degna causa". In guerra come nella competizione economica il successo dipende in larga misura dalla capacita' di far stringere il "collettivo" attorno ad una causa e ad un'ideale per cui combattere e fare sacrifici. Negli eserciti e nelle imprese ci vogliono credenti coesi dotati di spirito di sacrificio. Solo i seguaci sono in grado di creare e fare cose che il denaro non puo' comprare. In sintonia con l'era informatica, della guerra e dell'accumulazione flessibile, gli obiettivi di profitto o di vittoria militare si raggiungono con il "saper far rete". Questa e' l'epoca della "netwar", della guerra condotta da organizzazioni diffuse, costituite da piccoli team di lavoro e singoli individui che si connettono tra di loro. In questa guerra il livello tecnologico, da solo, non e' sufficiente a definire l'efficacia dell'azione. Accanto al potere tecnologico ci vuole potere narrativo, organizzativo e soprattutto ideologico. La guerra alla pari del mercato e' mutevole, entrambi non-convenzionali, quindi imprese ed eserciti hanno bisogno di volontà' e intelligenze capaci di muoversi cooperando in molte direzioni, di innovare, di cambiare velocemente.

Lo scopo ultimo di servire con successo la nazione o l'impresa post-moderna prescrive che le truppe abbiano interiorizzato valori come la fedelta', il senso del dovere, il servizio disinteressato, l'onore, il coraggio e l'integrita' morale. Che esse dispongano di attributi come intelligenza, capacita' logica, memoria, immaginazione, il "sapersi controllare", il saper riconoscere le emozioni altrui, il desiderare il contatto con gli altri, il saper comunicare in modo efficace, il possedere una cultura approfondita, il saper utilizzare gli armamenti o le tecnologie a disposizione, il saper combinare uomini con uomini e uomini con mezzi... Ogni soldato-lavoratore deve possedere in se' e per la leadership l'arte del comando, cioe' la capacita' di influenzare le persone (e se stesso) dando loro un fine, uno scopo, istruzioni e motivazioni al fine di raggiungere gli obiettivi nel modo piu' efficiente. In particolare la motivazione e' determinante nel fornire energia per la causa, per adeguare i comportamenti individuali allo spirito collettivo. E lo spirito di appartenenza oggi e' fedelta' ad un marchio commerciale o etnico, religioso, culturale etc. una bandiera e un logo piuttosto che un'idea condivisa di emancipazione umana. L'esercito come l'impresa e' campione di promessa di felicita', di identita' di realizzazione purche' ci sappia adattare per dare un contributo al loro successo.

Il test piu' attendibile per verificare se i militari-lavoratori sono motivati, ovvero se hanno la volonta' di fare tutto il possibile per raggiungere gli scopi prefissati, e' quello di osservare se essi svolgono di loro iniziativa i compiti assegnatigli piuttosto che sotto il comando diretto. Nella fabbrica moderna tanto quanto nell'esercito un addetto alla manutenzione automezzi sara' motivato nella misura in cui, di propria iniziativa, controlla periodicamente le parti meccaniche, si prende cura con sollecitudine delle segnalazioni dei guasti, controlla il livello dell'olio... Viceversa un lavoratore-militare non motivato passera' gran parte del tempo ad aspettare che il proprio superiore gli impartisca degli ordini che lui si limitera' ad eseguire.

Il mercato e' un campo di battaglia ad alto impatto tecnologico cosa che lo rende uno spazio estremamente caotico, fluido, intenso, altamente distruttivo. E' importante creare "spirito di corpo" e tra le azioni che bisogna adottare per aumentare la coesione delle unita' produttive hanno una notevole importanza:

- l'educazione sulla storia dell'impresa, sul ruolo dell'unita' nell'ambito del mercato

- l'uso di distintivi-brand dell'impresa che permettono di renderla unica e di differenziarla da quelle affini

- il lasciare che i membri della squadra di lavoro, dato un certo compito, decidano autonomamente come raggiungere gli obiettivi

- il lodare e dare riconoscimenti alle squadre ed ai singoli membri per le loro buone prestazioni

- il prevenire l'abuso di alcool e droga

- il fare incontri per ricostruire gli avvenimenti, esprimere le emozioni ed eventuali conflitti. Sentimenti di rabbia e sfiducia possono svanire quando i militari-lavoratori hanno la possibilita' di confrontarsi con i punti di vista altrui. Ai lavoratori che esprimono sentimenti di colpa e vergogna per aver commesso degli errori deve essere dato conforto ed aiuto. Il leader del gruppo deve chiarire che lo scopo di questi incontri non e' quello di individuare colpevoli ma quello di condividere l'esperienza della squadra , del team di lavoro, parlando ed imparando insieme come migliorare le proprie condotte. Gli scontri fisici e verbali vanno evitati. Prevenire la formazione di capri espiatori. Sforzarsi di coinvolgere coloro che rimangono in silenzio e che sembrano non voler parlare pur senza obbligarli.

Una delle cause principali di insuccesso nella competizione globale e' la carenza d'informazione alle truppe che si verifica quando esse non riconoscono chiaramente i loro compiti e si sentono isolate. In questo caso le unita' di produzione-guerra perdono la loro prospettiva positiva della mission, perdono motivazione, diventano intolleranti e nei casi piu' gravi si lasciano andare al panico. Nell'impresa e' cruciale che gli ufficiali si mantengano informati e che lascino fluire le informazioni ai membri dei nodi inferiori della rete.

Come amava ripetere Napoleone Bonaparte, "esistono due forme di potere al mondo: la spada e la mente. Alla lunga la spada e' sempre battuta dalla mente". La guerra non si fa' solo con le armi e si combatte anche sul piano ideologico-psicologico. Se un gruppo di potere riuscisse a far interiorizzare nella mente degli avversari il proprio modo di pensare e la propria ideologia, cosi' da indurli ad accettare i propri valori, vincerebbe la guerra in modo incruento. Con la sigla "psyop" si indicano tutte le operazioni di comunicazione che tendono ad influenzare le emozioni, il modo di ragionare e il comportamento degli avversari, cioe' a vincere la guerra con il minimo spargimento di sangue.

Guerra cognitiva: Tra i suoi possibili obiettivi annoveriamo quella di informare la popolazione dove non arrivano i mezzi di comunicazione e di distribuire informazioni dove vige la censura. Oltre che quelli di ridurre il morale delle forze nemiche, di sfruttare differenze etniche, religiose ed economiche per creare dissidio all'interno delle unita' nemiche; quello di promuovere un'immagine favorevole della propria impresa e di usare comunicazioni face to face nei mass-media utilizzando persone che hanno carisma o favore del pubblico per modificare lo stato d'animo e gli atteggiamenti degli avversari.

Impresa di rete e guerra di rete si caratterizzano per la loro flessibilita' e orizzontalita', per le sue unita' autonome e decentralizzate che agiscono all'interno di una dimensione globale. La nuova configurazione dell'impresa si e' adattata alla nuova configurazione della guerra e viceversa. La "guerra civile" e' il modello di guerra adottato dell'impresa a rete. La "guerra civile" e' un grande mercato in cui si mescolano dinamiche ed obiettivi a molteplici livelli, in cui si intrecciano diverse forme di conflitto da quelle intra-comunitarie, a quelle interfamiliari, passando per quelle interpersonali fino alle liti di condominio. La moderna "guerra civile" e' segnata da un'interazione continua fra un livello micro e macro, locale e sovra locale, collettivo e individuale. In questo tipo di guerra la neutralita' non e' tollerata.

La gestione strategica dell'impresa-guerra si basa sulla capacita' di preparazione del quadro strategico (analisi del settore di mercato in cui agire attraverso informazioni, definizioni di tattiche etc.), sull'aspetto psicologico e il coinvolgimento emotivo valoriale dei combattenti, sulla simulazione di scenari e sulla rapida valutazione del vantaggio competitivo (natura delel forze in campo, logistica e comunicazione, sorpresa...). Attuare una strategia nella gestione quotidiana significa saper riconoscere delle opportunita', avere una chiara linea da seguire insieme ad una flessibilita' tale da poter sfruttare le opportunita' stesse che si presentano. L'agire strategico e' regolato da un'infinita varieta' di circostanze e si basa sull'opportunita' offerta dall'occasione lasciata cadere dal nemico in un momento di smarrimento. Pensare strategicamente vuol dire raggiungere una buona combinazione tra strategie deliberate e strategie emergenti, ovvero significa saper agire dinamicamente adattando le strategie deliberate alle modificazioni dell'ambiente e alle spinte al cambiamento. Cosa che non e' realizzabile se il corpo produttivo non possiede alcuni elementi portanti come un'identita' forte, una missione chiara, una certa capacita' di analisi interna ed esterna, intuito, creativita', immaginazione e una grande capacita' di coordinamento-cooperazione.

La conoscenza e' un'arma di guerra. In ogni competizione, come affermava Sun Tzu, l'arma decisiva e' la conoscenza. Conoscendo gli altri e conoscendo se stessi, in cento battaglie non si correranno rischi; non conoscendo gli altri, ma conoscendo se stessi, una volta' si vincera' e una volta si perdera'; non conoscendo ne' gli altri ne' se stessi, si sara' inevitabilmente in pericolo in ogni scontro. La guerra militare o commerciale oggi si fonda anzitutto sulla parola, sulla comunicazione e sulla conoscenza per condurre "il combattimento nello spirito stesso dell'avversario; far passare il bianco per il nero, il debole per il forte, il duro per il molle". Ma e' importante tenere a mente che il sapere che nasce dalle circostanze in cui ci si trova non puo' essere tramandato in anticipo. Che valutare e capire soltanto in seguito all'azione manifesta non e' degno di essere chiamato comprensione.

Ps.
...sulla lotta del debole contro il forte:
"Se il nemico e' troppo superiore in forza e' meglio evitarlo. Se siete inferiori cercate di aggirarlo. Vince chi sa quando e' il momento di combattere e quando e' il momento di non combattere. Se il vostro obiettivo e' vicino, fate credere che si trovi lontano; quando e' distante create l'illusione che si trovi nei paraggi. Procedete quando non se lo aspettano; attaccate quando non sono preparati. Attaccate un punto che il nemico non difende. Se lasci il nemico all'oscuro del tempo e luogo dello scontro, vincerai (Sun Tzu, l'Arte dela guerra)". Come diceva Pablo Picasso, anche se siete ricchi agite da poveri, ottenete il massimo dal minimo, la debolezza puo' trasformarsi in forza. Ricordatevi che vi scrutano quindi scegliete quando se e come nutrire la loro disinformazione. Siate indecifrabili. Rendetevi irriconoscibili e il piu' possibile inintellegibili. La visibilita' e' una trappola. La tua formazione sia senza forma. In questo modo anche le spie piu' abili non avranno nulla da scoprire, ne' un esperto potra' elaborare una strategia wfficace contro di te. La forma che vince i molti, non appare ai molti. Muovi con rapidita' senza lasciare traccia, quasi fossi evanescente, meravigliosamente misterioso, impercettibile: sarai padrone del destino del nemico. Quando ti difendi, taci e cancella le tue tracce, nascondendoti come uno spirito della terra, invisibile a tutti. Il concetto di difesa consiste nel celarsi finche' non si scorge una possibilita' concreta di attacco, immobile e immerso nel silenzio, oscuro al nemico. Chi e' saggio vince valutando i nemici e non facendosi scorgere. Bisogna saper quali situazioni conducono alla morte, e quali alla vita.

A volte si puo' ottenere di piu' seguendo il principio taoista del "wei wu", dell'azione attraverso l'inazione, del controllo della situazione cercando di non controllarla, del governare rinunciando alle norme. I migliori strateghi non hanno bisogno di combattere. Se non combatti, non perderai soldati. Se non assedi, non ne logorerai le forze. Se non prolunghi le operazioni, non consumerai le provviste. Questa e' la vittoria piu' completa. La vittoria completa e' quella che si ottiene senza battaglie, senza assedi, senza stragi, ma annullando ovunque la strategia del nemico. La vittoria ottenuta anticipando le mosse del quartier generale nemico e vanificando gli ordini del suo comandante, e' una vittoria invisibile. Un esercito vittorioso prima vince, poi da' battaglia; un esercito destinato alla sconfitta prima da battaglia, poi spera di vincere. Questa e' la differenza fra chi ha una strategia e chi non ne ha.

"Se il nemico avanza, ritirati; se il nemico si ferma, disturbalo; se il nemico si ritira, inseguilo" (Mao Zedong). Zou wei shang e' il principio di fuggire oggi per combattere domani. Il potenziale di difesa di chi attacca e' vuoto, quello di chi attende e ' pieno, quest'arte e' detta: "svuotare il potenziale del nemico, conservando il proprio. Come dice Sun Tzu, se ti trovi in difficolta', batti in ritirata. Una lepre in gamba ha una tana con tre uscite. Se sei inferiore in tutto al tuo nemico, devi riuscire a sfuggirgli. Se ti ostini a cercare il combattimento sarai fatto prigioniero, perche', per una forza piu' potente, una forza esigua diventa preda desiderata.

Ricorda, le note musicali sono sette, ma le loro melodie sono cosi' numerose che nessuno puo' dire di averle udite tutte. Nell'arte della guerra non ci sono regole fisse: emergono di volta in volta a seconda delle circostanze. La forma che fa conseguire la vittoria non e' ben definita, ma muta ogni volta.

Soltanto il nemico puo' assicurarci la vittoria.