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Gooood morning, Italia!

Comincia un'altro giorno di terrificante devozione al mercato...
Fin qui tutto bene, fin qui tutto bene...fin qui tutto bene...:
System error! monetary panic...

Il credito pubblico e il credito privato furono naturalmente scossi.
Bisogno' allora redimere il debito dello Stato. Ma chi tassare? i lupi della Borsa, i re della Banca, i creditori dello Stato, i reddituari, gli industriali? Qualcuno doveva pagare, redimere il debito con
sacrifici e umiliazioni. E chi fu sacrificato al debito? il proletariato. Fu creato un "governo tecnico" e gli interessi privilegiati dovettero portare nei suoi ministeri nomi ideologicamente
disinteressati...

1.

Orazione del governo Monti:

"Capitale, padre nostro, che sei in questo mondo, Dio onnipotente, che cambi il corso dei fiumi e perfori le Alpi per la Tav, che separi i continenti e unisci le nazioni; creatore delle merci e sorgente di vita, che comandi ai re e ai sudditi, ai padroni e ai salariati, che il tuo
regno si stabilisca su tutta la terra.
Donaci molti compratori delle nostre merci, di quelle cattive e di quelle buone, come dei nostri titoli di stato;
Donaci dei lavoratori miserevoli che accettino senza ribellarsi tutti i lavori e si accontentino del piu' vile salario;
Donaci dei merli che credano al nostro programma;
Fa' che i debitori paghino integralmente i loro debiti e che la banca sconti le cambiali.
Concedici delle rendite perpetue.
Amen

[ dal Gran Libro del Debito pubblico e dei principi eterni della nostra santissima Chiesa, l'Economia politica, che garantisce il capitale dai rischi del commercio, dell'industria...]"

2.

Nella vita ci sono un mucchio di cose piu' importanti del denaro. Ma purtroppo costano un sacco di soldi.

Mario Monti prima ancora di "salire al colle" aveva dichiarato che per salvare il paese dalla sfiducia dei mercati sarebbe stato necessario mettere in atto riforme impopolari e rendere un po' piu' infelice ogni italiano "limando i privilegi".
Il tono con cui fu fatta quella dichiarazione, che preannunciava un vero e proprio programma di governo del paese, ricalcava pari pari quello di una frase pronunciata da Hannibal Letter ne " Il silenzio degli innocenti": "Poi devo toglierle le scarpe perche' lei scalcia con violenza, lasciando terribili segni sul parquet di rovere..."
Berlusconi nel frattempo abbandonava il ruolo di presidente del consiglio per "il bene del paese". Il "buffone" non usciva di scena (la fiction e' sempre la stessa) ma si e' ritagliava un'altra parte. Quella della vittima dei poteri finanziari sovranazionali "pluto-giudaico-massonici-extraterrestri". Come ebbe a scrivere una raffinata attrice alla fine di una rappresentazione: "il buffone e' un
uomo senza maschera, un critico della societa', uno specchio della societa'. Quando la gente ride del buffone, ride di se stessa; quando piange del buffone, piange se stessa; e quando, (come e' accaduto in questi giorni), la gente odia il buffone, odia se stessa.

3.

Se il denaro non fa la felicita', allora restituitelo!

Una mattina mi son svegliato e ho trovato il fondo monetario internazionale... Ci tiene sotto sorveglianza intensiva. Un team del Fondo e' atterrato a Roma e tuttavia per il momento non avremo la fortuna di cogliere tutti i benefici ( come ad es. e' accaduto in passato all' Argentina...), di un vero e' proprio programma di aiuti dell'FMI. Ma come si dice, mai dire mai... Berlusconi non e' uscito di scena ma si e' dimesso dal suo incarico di capo del governo. La notizia delle sue dimissioni pero' non sembrano aver rassicurato "i mercati". Napolitano, presidente della Repubblica, ex-pci-migliorista, si e' affrettato a dichiarare che l'italia non e' senza leadership.

Meno male.

Arriva Monti, ex international advisor di Goldman Sachs. Il tecnocrate Mario Monti, economista, presidente della Bocconi, nominato al'occasione senatore a vita, si candida a guidare un "governo tecnico", cioe' un governo di mercenari della finanza internazionale (Deutsche Bank,
Goldman Sachs, Morgan Stanley, UBS, HSBC...) che si appresta ad attuare un programma di feroce austerita'. Di Austerity in nome della rendita e degli interessi del capitale finanziario internazionale. I " mercati finanziari" prosperano sulla disuguaglianza sociale ma in Italia non
c'e' ne abbastanza. Dunque bisogna riformare la struttura sociale dell'accumulazione italiana che in questo senso e' ancora troppo poco moderna. Occorre liquidare definitivamente la tendenza "irrazionale" degli individui e della societa' nel suo complesso ad aumentare il proprio "salario reale" al di sopra degli incrementi di produttivita'.
Detto diversamente bisogna impedire strutturalmente che possa di nuovo accadere che "il salario sociale" aumenti a scapito dei profitti e delle rendite. Da qui le famosa necessita delle "riforme".

4.

Una Serajevo sociale e' dietro l'angolo.
Non basta sacrificarsi, occorre immolarsi.

Ovunque nel paese, nelle piazze e nelle strade, si notano mucchi di cadaveri di professori ed esperti di economia. Tutti vittime della bellezza della matematica, della confusione tra economia ed equazioni differenziali. Purtroppo per loro i rapporti sociali non sono soggetti
ad equazione. E infatti, chiusi nel frame dell'economia politica fra complesse equazioni e grafici, hanno fallito una previsione dietro l'altra fino all'harakiri di massa del 2008. Anche a "sinistra", oltre che al centro e a destra, i morti tra gli esperti di economia non si contano. Eppure, i credenti del mercato tuttora confondono la crisi di un rapporto sociale di classe con una "questione tecnica" e si affannano attorno al "debito pubblico" dimenticando che il bilancio di Stato e' sempre un bilancio dei rapporti di forza fra le classi. Siccome e' risaputo che la storia e l'esperienza non hanno mai insegnato niente a nessuno, oggi, si affida il paese alle mani degli "esperti di economia"
che si sono gia' trasferiti con bagagli, computer e sfere di cristallo nei palazzi del potere politico. In perfetto stile Eichmann faranno quello che devono con la coscienza pulita e peccato se, in nome e per conto dei mercati e del pareggio di bilancio, dovranno macellare un po' di soggetti imperfetti: pensionati, donne, studenti, lavoratori, precari, disoccupati... Tutto e' dettato da "necessita' oggettive",
tutte le misure adottate avranno un rigoroso carattere impersonale.

I "tecnici" al governo del paese eseguiranno gli ordini come deve fare un qualunque soldato del Capitale durante una guerra. Il termine chiave in questa guerra e' "opportunita' di investimento" all'infinito.
Qualsiasi rallentamento o blocco del flusso di capitale produce una crisi. Infatti Mario Monti corre a riformare un rapporto di classe, una forma particolare di organizzare la ri-produzione della vita degli esseri umani, sparsi su questo sputo sul mappamondo chiamato Italia, che rallenta il flusso e riflusso di capitale. Innanzitutto, i funzionari del capitale finanziario sono chiamati a riorganizzare il controllo sul lavoro, cioe' delle condizioni sociali in cui la maggior parte delle persone e ' costretta a trasformare la sua vita in forza-lavoro e a metterla in vendita sul mercato in cambio della sopravvivenza. La Pax Keynesiana e' definitivamente sul viale del tramonto. Domani e' un altro giorno, forse...

5.

E non solo la fame ma tutto il vasto terreno dell' amore, dell'amicizia,
del sonno e dei sogni, della malattia e della morte, così come del
desiderio e dell'attività scientifica o artistica non possono sottrarsi
alla forma merce.

Nei supermercati crescono i furti di parmigiano e grana padano, di
carne, salumi, vini, liquori tecnologie hig tech. Quest'anno abbiamo
raggiunto il massimo storico: circa tre miliardi di euro. I commercianti
sperano nello sviluppo di nuove tecnologie per la sicurezza delle merci,
come i sistemi di protezione alla fonte in radio frequenza. Bisogna
proteggere le merci da quel 13,8% della popolazione italiana che dagli
ultimi dati Istat risulta povera (la "soglia di poverta'" e' posta
convenzionalmente – per una famiglia di due componenti – a 992,46 euro
mensili, dato 2010).
Mentre 8,2 milioni di italiani (e tra questi 3,1 milioni sono poveri in
senso non relativo ma assoluto) vedono degradare la loro capacita' di
riprodurre la propria vita e la Chiesa cattolica distribuisce 15 milioni
di pasti ai poveri, contemporaneamente, si sprecano e cadano nella
spazzatura dalle tavole italiane circa venti milioni di tonnellate di
cibo (37 miliardi di euro). Con queste quantita' di cibo si potrebbe
garantire un'alimentazione adeguata non a 8 ma a 44 milioni di persone.
Per la metamorfosi della merce in denaro e profitti, e' necessaria una
continua soppressione dei bisogni e delle contraddizioni sociali, anche
di quelle piu' evidenti.

6.

Come al solito, almeno qui, noi non faremo un cazzo.

Rullo di tamburi, scoppio di bolle e panico. La soprannominano "crisi"
ma si tratta solo di un pretesto realmente fondato per ristrutturare la
forma della catastrofe permanente che avvolge le societa' nelle quali il
paradigma delle relazioni sociali si chiama "mercato".
La "crisi fiscale dello Stato", "il debito", oggi, sono l'arma con cui
il capitalismo ristruttura la nostra vita quotidiana e la subordina
massicciamente, la riadegua strutturalmente al nuovo modello si
"accumulazione flessibile". Disciplina. Subordinazione e
controrivoluzione passano atrraverso la finanziarizzazione della vita
quotidiana, la privatizzazione della riproduzione sociale della nostra
esistenza. Piu' che indignati dovremmo essere incazzati. Ci vorrebbe
un'altro movimento. ci vorrebbe un'altra vita. Piuttosto che piangere a
Wall Street nella speranza vana di vedersi restituito indietro il suo
caro vecchio "stile di vita anni '80" la gente dovrebbe passare
all'azione diretta riappropriandosi di tutte le risorse necessarie alla
propria riproduzione sociale. Altro che indignati in ginocchio davanti
ai Monti di pieta'. Ci vorrebbe un movimento di riappropriazione e
ridistribuzione della ricchezza sociale (non di quella astratta del
denaro e degli "standard di consumo mercificato" che favoriscono ancora
l'estensione di relazioni monetarie, cioe' di altra schiavitu').
Bisognerebbe diventare Autonomi e Incontrollabili e Irriducibili alle
esigente del mercato. Come al solito, almeno qui, noi non faremo un
cazzo. Nessun assalto al cielo della ricchezza sociale.

7.

Piovono pietre.

Come insegnano i cinesi la democrazia non e' la forma politica
necessaria del capitalismo. Lo Stato Multimediale Ipotecato (SIM)
schiacciato dalla secessione dall'alto dei golden ghetto della finanza
mondiale (dalla trascendenza sociale del capitale) ha rinunciato al suo
ruolo di "mediatore" del conflitto sociale e si appresta a diventare
pura polizia, addetto alla sorveglianza della popolazione a mezzo di
guerra psicologica, tortura, manipolazione sociale degli affetti.
Finita l'epoca del "welfare", allo Stato e' rimasto il compito di
inventare minacce immaginarie per giustificare la dislocazione e il
regolare pattugliamento di uomini armati nelle stazioni, negli
aeroporti, nei metro', nelle strade, nelle stazioni.

Organismi Culturalmente Modificati (OCM) di "sinistra" invocano, mentre
piove governo ladro!, - piu' Stato e piu' potere all'Europa! (Cioe',
piu' potere alla BCE come se ne avesse poco). E sognano una riforma
dello Stato e del welfare mentre fischiettano il motivetto
dell'austerity, l'inno al sacrificio per la ripresa economica, la
marcetta del rispetto delle istituzioni e dell'onore al debito. Lo Stato
italiano rischia di cadere in mano al partito dei cittadini di
"sinistra" ma anche di "centro" di "destra" e di "movimento", in mano al
partito della passivita' e della psicopolizia. Attenti ai "buoni", i
"buoni" sono sempre l'inizio della fine...Come raccomanda il Papa il
loro credo e':
neutralizzare il corpo, attenuare gli affetti, partecipare ad una
societa' che non esiste piu', se non in negativo, fino
all'autoannientamento in qualche bar di periferia, in qualche night con
Entreneuse immigrate clandestinamente, in un triste teatro di
avanspettacolo o Singin' in the Rain....:

Berlusconi, "il clone del pirla della porta accanto, la copia conforme
del peggior parvenu del quartiere", ha fatto naufragare lo Stato e lo ha
sostituito con la pura gestione imprenditoriale. Ma "Berlusconi" non e'
un singolo individuo e' una forma-di-vita che ha rifondato eticamente il
potere sull'impresa, che ha fatto dell'impresa l'unica forma di
socializzazione insieme alla famiglia allargata alle veline, alle
amanti, alla cocaina... Lo Stato e' apertamente diventato un partito ed
e' dominato da questa forma-di-vita al cui interno sono inclusi i
"berlusconiani di sinistra e di centro di destra e radicali".

8.

"Guarda un po'
giù dal cielo quanta pioggia viene giù
(ci-ciak ciak)
ma chissà
anche l'acqua ti può fare divertir
come un pulcino mi diverto a ballare io
ma insieme è meglio però
cantando 'I'm singing in the rain'..."

Gli appelli a fare i sacrifici non si contano piu'. Gli appelli alla
responsabilita' sono un nubifragio. La domanda sorge spontanea: Ma
responsabilità di cosa esattamente? Della vostra merdosa società? Delle
contraddizioni che minano il vostro modo di produzione? Delle falle
nella vostra totalità? Ditelo!, che volete costringerci a fare la
raccolta differenziata dei rifiuti, a guidare macchine all'acquasolio, a
servire pasti ai barboni in un centro gestito da viscosi cattolici, pur
di renderci incapaci di lottare per ricostruire la realta'. Ditelo
apertamente che volete trasformarci in "cittadini" anche se la
produzione di merci non marcia a pieno regime, anche se un lavoro non si
trova.

Cos'e' un "cittadino" senza un lavoro? Un lavoro e' indispensabile per
sentire la propria esistenza estranea a se'. Appunto, per diventare un
perfetto "cittadino" bisogna trovarsi un lavoro, anche uno qualunque
precario, malpagato...
In fatto di auto-estraniazione il meglio ancora continua a venire dalla
"sinistra" che cerca di vincere le prossime elezioni con il progamma di
un'infelicita' calviniana generalizzata per i "cittadini/lavoranti":
felicita' calviniana da riscuotere alla fine di un duro passaggio nel
mondo del sapere e della formazione e solo dopo essere entrati nel mondo
del lavoro come manager, sorvegliante, poliziotto, insegnante, fighetto
a Wall Street, creativo, innovatore...

9.

Se Atene piange, Roma non ride.

Come uscire dalla crisi? Trasformando le Borse in teatri per
l'esibizione dei Clown. Indossando felpe ed occhiali rosa.

"la vittoria sara' per coloro che avranno saputo fare il disordine senza
amarlo" (G. Debord)

"Spero ancora e credo che non sia lontano il giorno in cui i "problema
economico" occupera' quel posto di ultima fila che gli spetta, mentre
nell'arena dei sentimenti e delle idee saranno, o saranno di nuovo,
protagonisti i nostri problemi reali: i problemi della vita e dei
rapporti umani, della creazione, del comportamento.
Alla fin fine non si tratta altro se non di abbandonare la tossica
solitudine, nella quale si vendicano sull'uomo tutte quelle ripugnanti
caratteristiche con le quali ci ha determinato l'epoca della proprieta'
privata e del capitalismo, poiche' non si tratta altro se non di
liberarcene e di arrivare su un piano dove la creatura umana, liberata
dall'ostinata avarizia, dai pronomi possessivi e dalla paura
dell'isolamento, del quale si compiace soltanto per disperazione, sara'
finalmente capace di levitare."

10.

Lo spettacolo e' l'altra faccia del denaro: l'equivalente generale
astratto di tutte le merci.
Lo spettacolo e' il denaro che si guarda soltanto. (G. Debord)

Quello che io non posso come uomo, lo posso mediante il denaro.
Il denaro e' la forza veramente creatrice. E' cio' che traduce i miei
desideri dalla rappresentazione nella vita, dall'essere rappresentati
all'essere reali. La domanda, si', esiste anche per chi non ha denaro,
ma la sua domanda e' pura immaginazione, che non ha nessun effetto,
nessuna esistenza. Se ho una certa vocazione per lo studio, ma non ho
denaro per realizzarla, non ho nessuna vocazione per lo studio, cioe'
nessuna vocazione efficace, nessuna vocazione vera.
Il denaro e' il potere universale di trasformare la rappresentazione in
realta' e la realta' in semplice rappresentazione, in penosa fantasia.

Il denaro, come scrisse K. Marx, avendo la proprieta' di comprar tutto,
di appropriarsi di tutti gli oggetti, e' dunque l'oggetto in senso
emminente. Questa caratteristica del suo essere costituisce la sua
onnipotenza. Il denaro fa da mezzano tra il bisogno e l'oggetto, tra la
vita e i mezzi di sussistenza. Ma cio' che media a me la mia vita, media
pure l'esistenza degli altri uomini per me. Questo e' per me l'altro
uomo. L'essenza del denaro non sta' nel fatto che in esso viene alienata
la proprieta' privata, ma nel fatto che in esso viene estraniato il
rapporto dell'uomo con l'altro uomo. Nel denaro il movimento che media
ogni atto umano e sociale viene affidato ad una potenza estranea mentre
e' l'uomo stesso che dovrebbe essere l'intermediario per l'uomo.
Fintantoche' l'uomo non si riconosce come uomo e dunque non organizza
umanamente il mondo ma si affida alla potenza estranea del denaro la
vita non puo' che essere sacrificio della vita, la produzione
nient'altro che produzione della sua nullita':

"tu, dio invisibile, che fondi insieme strettamente le cose impossibili,
e le costringi a baciarsi! Tu parli ogni lingua, per ogni intento; o tu
pietra di paragone di tutti i cuori, pensa, l'uomo, il tuo schiavo si
ribella; e col tuo valore gettalo in discordia che tutto confonda in
modo che le bestie abbiano l'impero del mondo" (Shakespeare, Timone di
Atene)

Io sono brutto, ma posso comprarmi la piu' bella tra le donne. E quindi
io non sono brutto, perche' la forza repulsiva della bruttezza e'
annullata dal denaro. Io, considerato come individuo, sono storpio, ma
il denaro mi procura ventiquattro gambe... Io sono uno stupido, ma il
denaro e' la vera intelligenza di tutte le cose; e allora come potrebbe
essere stupido chi lo possiede? Io che col denaro ho la facolta' di
procurarmi tutto quello a cui il cuore umano aspira, non possiedo forse
tutte le facolta' umane? Forse che il mio denaro non trasforma tutte le
mie deficienze nel loro contrario?
E se il denaro e' il vincolo che mi unisce alla vita umana, che unisce a
me la societa', che mi collega con la natura e gli uomini, non e' il
denaro forse il vincolo di tutti i vincoli? Non puo' esso sciogliere e
stringere ogni legame? E quindi non e' forse anche il dissolvitore
universale? Esso e' tanto la vera moneta spicciola quanto il vero
cemento, la forza galvano-chimica della societa'."

(L’alienazione è una non consapevolezza di se stessi, dei propri
sentimenti, della realtà del proprio essere, per cui l’uomo alienato non
si percepisce attraverso la propria realtà, ma nelle cose da lui create
che oggettivizzano le sue qualità umane.)

11.

E' nei momenti di crisi che si manifestano, senza il velo ideologico
"dell'economia politica", i reali meccanismi di funzionamento del
sistema capitalistico: la ri-produzione della vita e dell'esistenza
delle persone e' dominata dal valore di scambio e punto. In Italia, come
altrove nel mondo, va in scena sempre la stessa commedia: Bancocrazia
contro "nuovo socialismo borghese conservatore". Gli attori dell'una
come dell'altra parte invocano le inesistenti "leggi del mercato" per
respingere ogni rivendicazione sociale. Tutti insieme, bancocrati e
socialisti borghesi conservatori, aspirano a ristabilire l'ordine
monetario insieme con l'ordine sociale. La rappresentazione teatrale in
onda Tv, su scala planetaria, prevede il lieto fine di una societa'
capitalistica senza gli elementi che la rivoluzionano e dissolvono. Il
copione prevede nel finale una societa' con la borghesia senza il
proletariato. Gli attori, i registi e i produttori di questa commedia
dimenticano volentieri che il denaro e' un rapporto sociale strettamente
legato a tutta la catena degli altri rapporti economici.

Piu' cresce il bisogno dello scambio e la trasformazione del prodotto in
puro valore di scambio e piu' si sviluppa il potere del denaro, ossia il
rapporto di scambio si fissa come un potere esterno ai produttori e'
indipendente da loro. Cio' che in origine si presentava come mezzo per
promuovere la produzione, diventa un rapporto esterno ai produttori.
Piu' i produttori diventano dipendenti dallo scambio e piu' questo
sembra diventare indipendente da loro. Non e' il denaro che produce
queste antitesi e contraddizioni; e' piuttosto lo sviluppo di queste
antitesi e contraddizioni che produce il potere apparentemente
trascendentale del denaro. L'esistenza del denaro presuppone la
reificazione del contesto sociale.

E' impossibile eliminare le complicazioni e le contraddizioni, derivanti
dall'esistenza del denaro accanto alle merci particolari, trasformando
la forma del denaro; altrettanto e' impossibile eliminare il denaro
stesso finche' la merce rimane la forma sociale dei prodotti.
L'espansione dei rapporti di scambio ad ogni ambito e sfera
dell'esistenza sociale significa che il prodotto del lavoro non ha piu'
alcuna utilita' immediata per il suo produttore salvo quello della
scambiabilita'. Questa scambiabilita' immediata prende corpo nel denaro.
La moneta pertanto non e' qualcosa che cade dal cielo sull'economia. Con
l'estensione della circolazione delle merci cresce il potere del denaro,
della forma sempre pronta, assolutamente sociale, della ricchezza. Ma
anche il denaro e' merce, una cosa esterna, che puo' diventare
proprieta' privata. Cosi' la potenza sociale diventa potenza privata...

12.

Il capitale e' indifferente all'essere investito in questa o in quella
cosa; non e' direttamente legato al lavoro determinato, ne' inseparabile
da questo e quindi non e' connesso con un ordine sociale particolare.
Nella misura in cui il denaro pesa tutta la varieta' delle cose in modo
uniforme ed esprime tutte le differenze qualitative in differenze
quantitative, nella misura in cui il denaro con la sua assenza di colori
e la sua indifferenza si erge a equivalente universale di tutti i
valori, esso diventa il piu' terribile livellatore, svuota senza scampo
il nocciolo delle cose, la loro particolarita', il loro valore
individuale, la loro imparagonabilita'. Le cose galleggiano con lo
stesso peso specifico nell'inarrestabile corrente del denaro, si situano
tutte sullo stesso piano, differenziandosi unicamente per la superficie
che ne ricoprono.

Per essere libero e a proprio agio nella caccia a i profitti, il
capitale spezza i legami dell'amicizia e dell'amore; egli non conosce
ne' amico, ne' fratello, ne' madre, ne' donne, ne' figli, la' dove c'e'
un guadagno da realizzare. Egli si eleva al di sopra delle varie
demarcazioni che recingono i mortali in una patria e in un partito;
prima di essere Inglese o Francese, Tedesco o Polacco, bianco o nero, il
capitale e' sfruttatore; e' monarchico o repubblicano, conservatore o
radicale, cattolico o libero pensatore, solo per sopraggiunta. Il
capitale riscuote con la stessa indifferenza il denaro bagnato di
lacrime, il denaro macchiato di sangue, il denaro sporco di fango. Non
sacrifica nulla a pregiudizi volgari. Non fabbrica per consegnare delle
merci di buona qualita', ma per produrre delle merci che diano grossi
profitti... Il capitale fa produrre e non produce; fa lavorare e non
lavora; ogni occupazione manuale e intellettuale gli e' interdetta,
perche' lo devierebbe dalla sua missione: l'accumulazione di profitti.
Il capitale non ha alcun principio: meno il principio di non avere
principi.

L'incessante rivoluzionamento della produzione, l'ininterrotto
sovvertimento di tutte le condizioni sociali, l'insicurezza e il
movimento perpetui caratterizzano l'epoca del capitale. Tutti gli
antichi, arruginiti rapporti sociali vengono dissolti insieme al loro
seguito di opinioni e credenze antiche e venerate, tutti i rapporti che
subentrano invecchiano prima di potersi consolidare. Tutto cio' che era
stabile e corrispondeva a gerarchie di ceto, evapora, ogni cosa sacra
viene sconsacrata. L'unilateralita' e le ristrettezze nazionali
diventano impraticabili. L'estensione della forma merce a tutti e a
qualsiasi prodotto del lavoro umano spezza i legami puramente locali,
libera l'attivita' produttiva dallo spazio immediatamente circostante e
dai rapporti interpersonali.

Quanto minore e' la forza sociale del denaro, quanto piu' esso e' ancora
legato alla natura del prodotto immediato del lavoro e ai bisogni
immediati di coloro che scambiano, tanto maggiore deve essere la forza
della comunita' che lega gli individui, il rapporto patriarcale, la
comunita' antica, il feudalesimo e la corporazione...
Quando si considerano rapporti sociali i quali non producono un sistema
sviluppato di scambio e di denaro e' chiaro fin dal principio che gli
individui, sebbene i loro rapporti si presentino come rapporti tra
persone, entrano in relazione reciproca come individui in una certa
determinazione, come signore feudale e vassallo, come proprietario
fondiario e servo della gleba ecc., oppure come membro di una casta, o
ancora come appartenente ad un ceto ecc. Nei rapporti di denaro, nel
sistema di scambio sviluppato ( a questa parvenza seduce la democrazia)
i vincoli di dipendenza personale, le differenze di sangue, di
educazione ecc. in effetti sono saltati, sono spezzati e gli individui
sembrano entrare in un contatto reciproco libero e indipendente, ma
questa indipendenza andrebbe detta piu' esattamente indifferenza. Qui
gli individui si sentono piu' liberi ma lo sono solo nell'immaginazione.
Nella societa' del denaro gli individui sono piu' liberi di prima
perche' le loro condizioni di vita sono casuali, meno liberi perche'
piu' subordinati ad una forza oggettiva. La differenza tra "individuo
personale" e "individuo contingente" non e' una distinzione concettuale
ma un fatto storico dettato dalle collisioni materiali della vita. Gli
individui spogliati di ogni reale contenuto di vita diventano "individui
astratti", ma proprio per questo sono messi in condizione di entrare in
contatto fra di loro come individui ed in collegamento fra di loro. Il
nesso sociale dato dall'universalita' delle relazioni materiali e
spirituali indipendente dagli individui, dal loro sapere e dalla loro
volonta' e' dunque preferibile alla mancanza di relazioni o a relazioni
soltanto locali, tradizionali o personali.

13.

Ciascun individuo possiede il potere sociale sotto forma di una cosa.
Strappate alla cosa, al denaro, questo potere sociale e dovrete darlo
alle persone.
Cio' che e' tradotto in esistenza dal comunismo e' la base reale che
rende impossibile tutto cio' che esiste indipendentemente dagli
individui, nella misura in cui questo non e' altro che un prodotto delle
precedenti relazioni degli individui stessi.
La rivoluzione e' rivoluzionaria quando agisce non solo contro alcune
condizioni singole della societa' fino ad oggi esistente, ma contro la
stessa produzione della vita come e' stata fino a questo momento.

14.
                                                 
Questo e' un mondo di scambisti. Ognuno deve comprovare il valore
sociale di cio' che produce e fa nello scambio, sul mercato, e puo'
verificare questa "valorizzazione o svalorizzazione sociale" del
prodotto del suo lavoro e del suo fare solo a posteriori.
Dal momento che nessun lavoro e nessun valore d'uso sono immediatamente
sociali essi devono provare la loro utilita' sociale attraverso la
mediazione dei rapporti sociali. Il denaro e' l'espressione di questi
rapporti sociali di scambio. Il denaro e' un rapporto sociale. La
moneta, dunque non potra' mai funzionare in modo ideale come puro mezzo
di finanziamento dell'attivita' produttiva. Piu' cresce il bisogno dello
scambio e la trasformazione del prodotto in puro valore di scambio, in
merce, e piu' si sviluppa il potere del denaro, ossia il rapporto di
scambio si fissa come un potere esterno ai produttori e' indipendente da
loro.

Il prodotto diventa merce; la merce diventa valore di scambio; il valore
di scambio della merce e' la sua qualita' immanente di denaro; questa
sua qualita' di denaro si stacca da essa in quanto denaro, acquista
un'esistenza sociale universale. Con l'autonomizzazione del valore di
scambio nel denaro il carattere sociale dell'attivita', cosi' come la
forma sociale del prodotto si presenta come qualcosa di oggettivo di
fronte agli individui; non come una loro relazione reciproca, ma come
loro subordinazione a rapporti che sussistono indipendentemente da loro
e che nascono dall'urto degli individui reciprocamente indifferenti.

15.

Nel capitale produttivo di interesse e rendita prende vita l'utopia
capitalista della valorizzazione, della crescita, del capitale senza
l'intermediazione fastidiosa del processo produttivo. Ma si tratta di
un'utopia appunto e la realta' sottostante a questa illusione rimane
quella dell'estorsione del plusvalore, dell'espropriazione della
ricchezza sociale.

Il denaro come "capitale potenziale" diventa una merce che possiede un
prezzo (l'interesse) ed un valore d'uso in quanto capacita' virtuale di
poter operare come capitale. Il capitale monetario, il denaro, viene
ceduto in prestito e l'interesse nasce dal fatto che chi lo prende in
prestito, il capitalista operante (l'industriale o il commerciante ad
es.) lo contrappone al lavoro salariato. Il suo "valore d'uso" in
sostanza consiste nel permettere al "capitalista operante" di acquistare
e anticipare lo sfruttamento della forza-lavoro. L'interesse corrisposto
per il denaro preso a prestito come capitale e' dunque una
partecipazione al profitto che nasce tramite il capitale industriale o
commerciale... La divisione del profitto tra interesse e "guadagno di
imprenditore" e' regolata dalla concorrenza o dalla lotta tra "capitale
industriale" e "capitale monetario". L'interesse e' comunque
"lavoro-non-pagato". Il profitto come la rendita o l'interesse sono
praticamente forme modificate dell'appropriazione gratuita di lavoro
sociale.

I semplici atti del prestare e del prendere a prestito denaro rendono
invisibile il processo che e' all'origine dell'interesse: la
circolazione del denaro come capitale.
L'espansione della divisione tra capitalisti operanti (quelli che
prendono a prestito il denaro per impiegarlo come capitale e si
contrappongono direttamente al lavoro vivo) e i capitalisti monetari
( quelli che danno in prestito) si riflette nella generalizzazione della
ripartizione di ciascun profitto in guadagno d'imprenditore e interesse.

Nell'interesse e nella rendita, il capitale sembra ridotto a semplice
proprieta' e il denaro sembra produrre da se' altro denaro
indipendentemente dalla riproduzione capitalistica. Allo stesso modo che
la proprieta' di un pero e' quella di produrre pere, cosi' la proprieta'
del denaro e' quella di dare dell'interesse. Nel capitale da prestito,
con la sola proprieta' del denaro, ci si appropria del lavoro altrui
sena doversi confrontare direttamente con il lavoro.

Quando il denaro acquista la proprieta' apparente di generare denaro (di
dare dell'interesse) l'origine del plusvalore o meglio dello
sfruttamento diventa irriconoscibile. L'opposizione tra il capitale,
cristallizzato nei mezzi di produzione, come potenza autonoma e lavoro
vivo viene sostituita dall'opposizione tra capitalisti industriali e
capitalisti monetari. Di qui tutte le chiacchiere sull'interclassismo e
la collaborazione fra le classi... ecc.

16.

Per il capitale monetario sul mercato non si contrappongono che due
specie di compratori e venditori, di domanda e di offerta. Da un lato i
capitalisti che prestano, e dall'altra quelli che prendono a prestito.
La merce ha la medesima forma : il denaro.

Quando il "capitale monetario", il "capitale da prestito", assume la
forma sociale del capitale il carattere contraddittorio del capitale
sembra svanire: il capitalista scompare dalla scena del processo di
produzione immediato a favore dei manager, dei direttori di produzione,
o degli "amministratori" che sembrano svolgere una funzione economica
neutra di direzione e coordinamento della produzione... Con la nascita
delle "societa' per azioni" si approfondisce la separazione tra il
capitalista realmente operante (il capitalista attivo) che si trasforma
in "amministratore del capitale" e il capitalista monetario.  La
proprieta' del capitale si separa ulteriormente dalla gestione
imprenditoriale del processo produttivo.

Il credito spezza i limiti della produzione, non si preoccupa della sua
realizzazione e presuppone un'estensione senza fine del processo di
riproduzione che deve assicurare il ri-flusso del capitale e la
continuita' del credito stesso. I capitalisti finanziari attraverso il
sistema del credito si arricchiscono senza dover affrontare il lavoro
vivo ma il credito e' sempre un anticipo di valore che deve realizzarsi
attraverso lo sfruttamento del lavoro e la sanzione sociale dei suoi
prodotti. Quando questo non accade arriva "la crisi finanziaria", la
disoccupazione e la miseria sociale. Ma la riduzione dell'offerta di
denaro, la restrizione del credito intanto che rovina produzione e
commercio aumenta i "tassi d'interesse" e cioe' arricchisce i
"prestatori di denaro"...

Il capitale finanziario si presenta come la forma piu' adeguata del
capitale nella relazione con se stesso. Il capitale monetario non e'
inchiodato a nessun valore d'uso determinato. Il denaro come capitale e'
indifferente ad ogni valore d'uso determinato, puo' prendere e
abbandonare qualsiasi determinazione. Il capitale qui si presenta non
come determinato in primo luogo dal lavoro vivo che e' la fonte della
sua valorizzazione, ma come se fosse determinato da se stesso...