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27 ottobre.... Ultimo tango a Mirafiori...

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Ultimo tango a Mirafiori...
Il lavoro non paga

Lo sviluppo capitalistico è sempre stato insostenibile. Per capirlo bisogna adottare il punto di vista di coloro che sono stati e continuano ad esserne le vittime. Il presupposto della nascita del capitalismo fu il sacrificio di gran parte dell'umanità - stermini di massa, la produzione di fame e miseria, la schiavitù, la violenza e il terrore. La distruzione degli esseri umani e della natura sono necessari per la perpetuazione dello sviluppo capitalistico oggi, come lo erano alle sue origini.

Il capitale come scrisse Marx, viene al mondo grondante sangue e sporcizia dalla testa ai piedi". Nel XVI sec. i contadini scacciati in massa dalla terra e privati dei mezzi di produzione si trasformarono in mendicanti, vagabondi, briganti e furono spinti mediante la forca, la gogna e la frusta, sulla stretta via che conduce al mercato del lavoro. I capitalisti cercano di imporre il lavoro, e più lavoro, non solo perchè sono avidi ma perchè il lavoro è la condizione del proprio dominio sociale. Il lavoro è l'unico modo che conoscono per organizzare la società e riprodurre il loro comando su di essa. Per questo, si sono serviti di ogni mezzo, compresa la violenza militare, la fame, il carcere, lo spettacolo, il lavaggio del cervello per organizzare il tempo e l'energia degli individui intorno al lavoro, anche quando manca.

"Il capitale non è una cosa più che non lo sia il denaro... Senza salariato, dacchè gli individui si fronteggiano come persone libere, niente produzione di plusvalore; senza produzione di plusvalore, niente produzione capitalistica, quindi niente capitale e niente capitalisti! Capitale e lavoro salariato esprimono due fattori dello stesso rapporto.(...) Ne consegue che il lavoro salariato è condizione necessaria della formazione del capitale, presupposto necessario e permanente della produzione capitalistica..." (K. Marx)

Lavoro=sfruttamento: questo è il presupposto logico e al tempo stesso il risultato della civiltà capitalistica. Di qui non si può tornare indietro. Il proletariato non sa che farsene della "dignità del lavoratore". E "l'orgoglio del produttore" lo lascia tutto quanto al padrone... L'economia effettiva consiste in risparmio di tempo di lavoro. Il risparmio di tempo di lavoro equivale all'aumento del tempo dedicato allo sviluppo pieno dell'individuo. Il carattere scientifico della produzione, l'automazione creano questa possibilità di tempo sociale disponibile, di riduzione del tempo di lavoro per la riproduzione dell'intera società ad un minimo decrescente, ma nel capitalismo questo "risparmio di tempo" si traduce, in funzione del suo dominio, in disoccupazione, precarietà, cassa integrazione, in ricatto della sopravvivenza.

Oggi, la crescita della finanza speculativa è inseparabile dal più ampio processo di riproduzione delle condizioni del dominio capitalistico, della riproduzione del rapporto tra capitale e lavoro salariato. L'imposizione della "logica del lavoro" in tutte le sfere della vita sociale passa attraverso la volatilità dei mercati finanziari e il ricatto del "debito pubblico" che impone lo smantellamento dei sussidi, la rimozione delle protezioni salariali, sociali e la privatizzazione dei servizi pubblici, ecc

La "crisi finanziaria" descrive un processo d'imposizione della forma merce come metafora dominante in tutte le attività e le sfere della rirproduzione sociale. La crisi del settore finanziario rapidamente trasformata in crisi del debito pubblico che ha portato con se la recessione economica. Il riformismo del capitale oggi passa attraverso questa crisi. Con il pretesto di ridurre il deficit pubblico viene ulteriormente intensificata la mercificazione della riproduzione sociale e l'individualizzazione del rischio. La crisi diventa per il capitale occasione di riforma della riproduzione sociale, ovvero della capacità degli individui di prendersi cura di se stessi e degli altri, strumento di produzione di una soggettività adeguata al nuovo modello di accumulazione basato sulla svalutazione della vita (per rilanciare il profitto).

La politica economica è politica sociale è la politica sociale è politica economica. La crisi in ultima istanza nasce dalla contraddizione tra le esigenze della riproduzione sociale degli individui e della natura e quella della riproduzione del capitale. Tutte le misure adottate "contro la crisi del debito", sotto la pressione dei "mercati finanziari", hanno l'obiettivo di distruggere definitivamente la possibilità di immaginare, a livello di massa, una qualunque forma di esistenza al di fuori del rapporto di lavoro salariato. Il terreno della lotta è quello della riproduzione della vita e delle relazioni sociali. Quello dell'Autonomia dei proletari, della loro capacità di definire o meno i propri interessi, di andare o no oltre la semplice reazione allo sfruttamento. Quanto sia possibile e con quali esiti, oggi, promuovere una diversa organizzazione della riproduzione sociale, al di fuori della forma generalizzata della merce, è qualcosa che non si può prevedere in anticipo. Certo è che finchè non si riuscirà ad immaginare la ricchezza al di fuori della forma-merce niente impedirà al capitale di continuare a subordinare tutta la vita al lavoro, di imporre la sua riproduzione come lavoro. La resistenza alla volontà del capitale di modellare e ridurre la riproduzione sociale della vita al lavoro non può che essere offensiva.

Finanziarizzazione del capitale, detto in parole povere, significa che la valorizzazione del capitale tenta di sconnettersi dalla riproduzione del proletariato, che quest'ultima prende la forma della repressione e del controllo. La crisi del "debito sovrano" serve a smantellare ogni accesso al reddito al di fuori del mercato del lavoro, del rapporto di lavoro salariato. Il "welfare state", una politica di mediazione della disuguaglianza, da questo punto di vista diventa un meccanismo di comando troppo costoso e alla fine inefficace. Il rinnovato impegno capitalista per tenere la società organizzata attorno al lavoro presuppone la ridistribuzione del lavoro salariato a tempo pieno come privilegio accanto alla disoccupazione, alla crescita esponenziale di "lavoro informale". Cioè di una serie di attività necessarie al funzionamento del capitale ma che sono non-retribuite o retribuite ai limiti della mera sopravvivenza. In questa prospettiva nascono aspre lotte operaie per evitare gli spegnimenti di fabbriche che producono morte, per espandere la produzione di impianti nocivi all'ambiente, per cercare la consolazione di aver trovato, in mezzo al malessere generale, la sicurezza.

Il sistema finanziario alimenta il massiccio indebitamento pubblico per salvare il capitalismo, riprodurre su una scala sempre più allargata il suo presupposto indispensabile: la trasformazione della vita in forza-lavoro, in merce. Tutti sanno che i debiti accumulati, realisticamente, non saranno mai rimborsati e che in questa prospettiva le politiche di "austerity" sono completamente inutili. Ma sono assolutamente efficaci per quanto riguarda la produzione di precarietà, di disoccupazione, l'imposizione di disciplina autoritaria ed esclusione..., per restaurare dittatura del lavoro salariato che ci ricorderà in ogni momento che la produzione capitalistica non è produzione per l'uomo ma solo ri-produzione all'infinito del Capitale a mezzo di esseri umani. Questa "crisi" è il compimento della distruzione da parte del capitale del "compromesso di classe" imposto dai lavoratori attraverso decenni di lotte in tutto il mondo, che nel lungo periodo ha significato aumento dei salari a scapito dei profitti. Il terreno per questo atto finale è stato preparato nel corso degli anni '80 e '90 attraverso la rivoluzione tecnologica elettronica ed informatica che ha permesso al capitale di rompere il rapporto-vincolo tra riproduzione del capitale e riproduzione sociale, di rinnovare la potenza della disciplina del lavoro.

è impossibile prevedere l'esito della "crisi" ma alcune cose sono certe. La violenza del controllo sociale è senza precedenti. Essa passa anche attraverso la concentrazione e il controllo capitalistico sui mezzi di comunicazione, sui mezzi di produzione di simboli, messaggi, immagini e linguaggi che svolgono un ruolo fondamentale nella riproduzione sociale-ideologica in termini di sudditanza della forza-lavoro. La formazione dominante dell'ideologia quotidiana di milioni di individui lavora per il capitale...

Oggi, la logica della mediazione è scienza della repressione, scienza della restaurazione del comando capitalista sulla società.
Coloro che fondano il potere di negoziatori della forza-lavoro sull'impotenza e l'atomizzazione dei proletari, sono difensori della società dello sfruttamento...