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Intervista a Radhia Nasraoui

Abbiamo incontrato Radhia Nasraoui, avvocato e attivista per i diritti umani, fondatrice e presidente dell'Associazione per la lotta contro la tortura, il 12 febbraio 2011 al Palazzo dei Convegni di Tunisi, in occasione del primo congresso del movimento “14 gennaio”

C'è molta gente a questo congresso, era attesa o una sorpresa?
No, non è una sorpresa. I militanti di sinistra sono tanti in Tunisia, anche se sono sempre stati privati dei loro diritti.  E' la prima volta dalla fuga di Ben Ali che ci possiamo vedere e discutere delle nostre idee, e questa per me è una vittoria, quello che so è che continueremo a difendere i nostri diritti e le nostre libertà finché non arriverà il giorno in cui nessuno potrà più toccare i nostri diritti e la nostra libertà in Tunisia.

Voi avevate cercato fronte comune con Nejib Chebbi, il leader del partito democratico progressista (PDP), poi lui invece è entrato nel governo.....
Chebbi ha accettato l'offerta di un ministero senza discuterne con i partiti con i quali aveva preso un impegno. Non ha consultato nessuno prima di prendere la sua decisione, e questo a deluso molta gente, soprattutto chi dal 2005 lavorava con lui per una alternativa. I ministri del suo partito danno così legittimità a un governo che non ne ha. Senza la loro presenza noi, come opposizione, avremmo un compito più facile, così invece lo rende più difficile.

La Tunisia andrà per la prima volta a vere elezioni democratiche. Ma lo saranno sul serio?Ci sono partiti nuovi e partiti poco conosciuti che non avranno la stessa visibilità di chi oggi è al governo, e questo  può condizionare l'elettorato.  Non è ancora troppo presto? Sei mesi sono sufficienti?
All'inizio il governo ha deciso, senza consultare nessuno, che ci saranno elezioni presidenziali, ma non è detto che questo sia quello ce vuole la gente. Perché non le legislative? Noi ad esempio vogliamo un governo provvisorio di persone non implicate con Ben Ali, che abbiano solo il compito  di preparare le prossime elezioni e una Assemblea costituente. Non ci possono essere elezioni democratiche con la costituzione di Ben Ali, perché voi sapete bene che  ha modificato la costituzione su misura per i suo interessi: quindi per prima cosa una costituzione democratica, con la quale i tunisini possano decidere se vogliono un governo parlamentare o presidenziale, poi le elezioni. Oggi è tutto ancora nella mani del vecchio regime: è il Parlamento voluto da  Ben Ali  che controlla tutto, tutte le istituzioni della dittatura sono là, la sua polizia è ancora là, i nostri telefoni continuano ad essere controllati, le nostre mail bloccate. Non si può parlare di democrazia finché la polizia politica è al suo posto, finché gli elementi del partito del vecchio dittatore sono ancora attivi, finché ci sono suoi ministri in carica, gli stessi che hanno contribuito alla privatizzazioni in favore della famiglia regnante, che hanno saccheggiato il Paese. Io non credo che si possa andare direttamente a elezioni presidenziali e poi dire che sono democratiche

Voi avete parlato di polizia politica. Quindi la repressione non è mai cessata? Ci sono ancora militanti in prigione?
Purtroppo ci sono oppositori ancora in prigione, e ce ne sono molti che sono scappati. A loro, prigionieri politici, si chiede di tornare  in prigione. Ma come potrebbero farlo? Sono stati picchiati, torturati nelle galere di Ben Ali. Chi tornerebbe? Ma non possono nemmeno restare latitanti per sempre, senza un futuro. Chiedono garanzie, e noi  continueremo a combattere fino alla loro libertà.

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