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Confine libico: la testimonianza di un medico tunisino

“Siamo arrivati oggi all'una qui alla frontiera tra la Tunisia e la Libia, e resteremo tre giorni. Siamo partiti con i volontari della Croce rossa, io e altri due medici, per venire qui ad aiutare. La situazione per adesso ci sembra molto tranquilla. La maggior parte dei rifugiati egiziani che erano qui sono già partiti, ora il grosso dei profughi che restano sono del Bangladesh, e si trovano a qualche chilometro dal confine. L'aiuto è davvero ben organizzato, sono arrivati da ogni parte della Tunisia camion pieni di cibo e vestiti. C'è così tanta roba che siamo stati costretti a mandarla nelle città vicine per stoccarla, in attesa di finire le scorte che abbiamo qua. Lo slancio di generosità dei tunisini è stato veramente eccezionale. Per certi versi quello che ci si trova qui davanti è terribile, ma la Tunisia è in grado di uscirne senza bisogno dell'aiuto esterno. La Croce rossa internazionale ha mandato delle tende, la protezione civile tunisina ha fatto altrettanto e ora organizza le consulenze mediche, mentre la croce rossa tunisina si occupa anche di dividere i compiti. Tutto è bene organizzato, solo per quello che riguarda il Bangladesh c'è il caos più totale: il problema è che c'è gente completamente senza documenti, che non parla né arabo, né francese né inglese, quindi diventa davvero difficile comunicare. Ci sono anche dei somali senza documenti, ma non c'è quell'afflusso catastrofico che ci si aspettava di trovare. Almeno oggi, la situazione da questo lato della frontiera è tranquilla.”

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