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"Vogliamo la pace, l'umanità e il rispetto"

La protesta europea dei richiedenti asilo
La scuola occupata a Berlino - Gerhart Hauptmann Schule

Berlino - Dopo l'ostinazione sotto la pioggia dello scorso autunno, dopo la resistenza ai numerosi tentativi di sgombero da parte delle forze dell'ordine, il rilancio: gli scioperanti accampati alla Porta di Brandeburgo dal 24 ottobre hanno deciso di lasciare il presidio per occupare una vecchia scuola superiore di Kreuzberg, all'incrocio tra Ohlauer e Reichenberger Straße, "un posto dove riposarci, dove avere tranquillità e poterci ricaricare". Dall'8 dicembre vivono in più di 70 nella Gerhart Hauptmann Schule, supportati da* attivist* berlinesi che in questi mesi hanno moltiplicato le iniziative di solidarietà nei loro confronti. Intanto il presidio a Oranienplatz, nel cuore di Kreuzberg, continua ad essere il centro dell'attività politica, di scambio, di coordinamento con le altre iniziative in terra tedesca, ma anche internazionali.
La loro scomparsa dalla vetrina turistica della città non è quindi un abbandono, ma è un passo ulteriore di una protesta che ha il significato inconfondibile dell'autodeterminazione. Non è solo, cioè, il tentativo di "rompere l'isolamento" (break the isolation) con una radicale riappropriazione della parola, ma ha a che fare con il recupero della dimensione dell'umano, che viene quotidianamente meno nei campi in cui li "ospita" il governo tedesco, dove l'unica scelta che hanno è obbedire a un regime di reclusione che li priva di qualsiasi potere decisionale sulle proprie vite. Senza la possibilità di spostarsi e di lavorare, di acquisire competenze linguistiche, in attesa di una risposta di asilo che può arrivare anche dopo anni, e che può essere negativa. "Non rispetteremo le leggi che non ci rispettano come esseri umani": con queste parole i flüchtlingein mobilitazione da ormai quasi un anno in tutta la Germania riconquistano un protagonismo negato dalla progressiva marginalizzazione sociale ed economica cui le regole della "fortezza Europa" li destinano.
Tale protagonismo riecheggia nelle proteste che sono sorte anche al di là dei confini tedeschi in questo inizio di inverno: in Olanda, Austria, Francia, Ungheria, Italia. Una rete internazionale di mobilitazione che non può essere ignorata e, soprattutto, che non sarà facile arrestare.
Ad Amsterdam agli inizi di dicembre la polizia ha sgomberato la tendopoli di Osdorp, ormai presente da tre mesi in città. In tutto il 2012 era la quarta esperienza di auto-organizzazione dei profughi (provenienti per la maggior parte dal Nord Africa) cui l'Olanda non garantisce un sistema di protezione strutturato e che dopo una prima accoglienza si ritrovano in strada, senza documenti, senza poter rimanere legalmente né fare ritorno ai paesi di provenienza. Nel corso dello sgombero la polizia ha arrestato 96 persone: 11 di loro sono state rimpatriate, mentre i restanti scioperanti sono stati rilasciati e, con l'aiuto degli squatters, hanno occupato la St. Joseph Church, una chiesa inutilizzata nella parte est della città da cui intendono continuare la propria lotta.
Nel frattempo a Vienna si riunivano in centinaia i richiedenti asilo provenienti da tutta l'Austria per chiedere la garanzia di un percorso di integrazione, come unica concreta alternativa ad un'esistenza che in patria non è più possibile immaginare. La costruzione di un campo autogestito prima, l'occupazione di una chiesa poi e la decisione di iniziare uno sciopero della fame nei giorni di Natale contro l'indifferenza del governo nazionale e i timidi e formali tentativi di trattative, hanno mostrato che dietro le proteste di questi c'è molto più della richiesta "di un letto caldo". C'è la lotta per il proprio futuro, che è riaffermazione di una dignità non pienamente riconosciuta da un sistema di accoglienza che prevede la detenzione e la deportazione, da un processo retorico e politico che li produce come identitàresiduali. L'unica risposta del governo austriaco è stata quella (ormai comune alle democrazie occidentali) della gestione delle emergenze sociali come questioni di ordine pubblico: il 28 dicembre scorso alle 4 del mattino è cominciato un violento sgombero della tendopoli del Sigmund Freud Park a Vienna che l'ha completamente rasa al suolo. Alla distruzione delle tende si è accompagnata una brutale identificazione degli stranieri presenti, che sono stati schedati, denunciati e in alcuni casi arrestati. Al miope tentativo delle autorità di mettere a tacere le proteste dei rifugiati, si contrappone la determinazione degli uomini e le donne che occupano la Votivkirche, che, forti anche della solidarietà internazionale ricevuta, intendono andare avanti nella rivendicazione dei propri diritti con tutti i mezzi possibili: "That's just the way it's!" - dicono in conferenza stampa - “Questo è l'unico modo per farlo!”.
Anche in Francia la mobilitazione è quotidiana: continua da più due mesi lo sciopero della fame dei sans papier a Lille, nei giorni scorsi sono stati occupati alcuni uffici del Partito Socialista (PS) e gli uffici dell'agenzia di stampa AFP; in questi momenti a Parigi è in corso una manifestazione che è stata intercettata nei pressi della sede del partito da un ingente schieramento di polizia, che sta bloccando i manifestanti nella metropolitana.
Mentre, quindi, i governi europei producono soltanto risposte repressive o formali e tecniche alle richieste concrete dei richiedenti asilo, che pongono le questioni sostanziali del diritto alla mobilità e alla protezione internazionale, del diritto alla vita (come avviene nel caso del governo Monti in Italia con la recente ridicola proroga dei programmi di accoglienza per i rifugiati dell'"Emergenza Nord Africa"), questo diritto viene, passo dopo passo, riconquistato direttamente con le proprie lotte da coloro che non possono aspettare e che alternative all'illegalità non hanno: "per raggiungere la libertà l'essere umano non deve stare nei ranghi, ma rompere le righe"**.
 
*"Wir wollen Friede und Menschlichkeit und Respekt", dalla lettera di un migrante in lotta, Votivkirche, Vienna.*
**“Um Freiheit zu erreichen, darf der Mensch nicht in Reih und Glied stehen, sondern muss die Reihe durchbrechen”, da un comunicato del Comitato dei Richiedenti Asilo in lotta in Germania.
 
Su Vienna http://refugeecampvienna.noblogs.org/
Su Amsterdam http://devluchtkerk.wordpress.com/, Vluchtkerk on Twitter, wijzijnhier.or
Su Berlino http://refugeetentaction.net/index.php?lang=de
Su Lille http://lille.indymedia.org/
Comunicato internazionale di solidarietà ai richiedenti asilo in mobilitazione a Vienna (in Italiano) http://coordinamento.org/2012/12/30/comunicato-internazionale-di-solidarieta-ai-richiedenti-asilo-in-lotta-a-vienna/
Video-messaggio di solidarietà dei richiedenti asilo in lotta a Berlino ai fratelli e alle sorelle del Refugge protest camp di Vienna, dopo il brutale sgombero del campo al Sigmund Freud Park http://vimeo.com/56472355
Questo il video della distruzione del campo di Vienna http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=XHSQo1yQFN4
Foto del Campo di Protesta dei Rifugiati di Vienna http://derstandard.at/1355460129986/Fluechtlinge-in-der-Votivkirche