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Statuto: Bistoni oltre la Gelmini

[da micropolis, settembre 2011]

In vista dell’imminente approvazione del nuovo statuto dell’Ateneo perugino, il cui termine ultimo è previsto per il 26 del mese, il Coordinamento dei Ricercatori ha organizzato un’assemblea, lo scorso 9 settembre, cui hanno preso parte docenti, tecniciamministrativi, studenti. Fausto Proietti, ricercatore, ha illustrato le principali criticità del nuovo statuto. Con il riordino accademico il potere decisionale, di gestione delle risorse umane, progettazione e ricerca sarà affidato interamente al Consiglio di amministrazione, mentre al Senato Accademico resta unicamente la funzione di formulare proposte per la politica culturale e scientifica. Il nodo della questione è che i membri del Cda non saranno eletti - cosa che dovrebbe essere scontata, dato che lì si gestiscono i frutti del lavoro collettivo di tutte le componenti dell’Ateneo – bensì nominati dal Senato che - ovviamente - non è elettivo, ma composto da Rettore, direttori di dipartimento sino a un massimo di diciotto, sei tra professori ordinari, associati e ricercatori, due rappresentanti del personale tecnico amministrativo e quattro rappresentanti degli studenti. Il Coordinamento dei ricercatori chiarisce che questo statuto autocratico non è frutto della riforma Gelmini, ma scelta autonoma dell’Ateneo perugino: altre università hanno infatti deciso di introdurre la procedura elettiva per almeno uno tra Senato Accademico e Cda, o procedure miste con un equilibrio tra i due consessi. Le ragioni di tale decisione autoritaria vanno individuate, secondo il Coordinamento, da un lato nel voler essere “più realisti del re” con la speranza di ottenere favori ministeriali, dall’altro nel tentativo gattopardesco di riproporre gli stessi rapporti di potere del vecchio Senato Accademico nel nuovo, con la subordinazione del Cda al Senato. Gli interventi delle rappresentanti del personale tecnico-amministrativo e del corpo studentesco, oltre che dei Cobas e della Flc-Cgil, hanno denunciato inoltre l’estromissione coatta dalla discussione, che si è svolta solo entro la commissione.

Non ci si è fermati però alle lamentele: l’assemblea ha approvato un documento in cui, oltre a condannare il mancato dibattito sullo statuto e il modello di governance che si va imponendo, si propone “l’immediata attivazione delle procedure prescritte dallo Statuto vigente ai fini della acquisizione dei pareri della strutture competenti (Facoltà e Dipartimenti) sulla proposta di revisione dello Statuto licenziata dall’apposita Commissione” e “che si consenta la partecipazione a tali procedure a tutti i soggetti che operano nelle strutture convocate”. Tuttavia l’elemento più esplosivo, a livello di politica istituzionale regionale, e che dimostra l’assoluta scarsità di risorse e la forte lotta per la spartizione, è la questione del Polo ternano. Il consiglio comunale di Terni è sul piede di guerra: aveva infatti chiesto la presenza di tre dipartimenti (la legge Gelmini prevede un minimo di 35 unità tra professori ordinari e ricercatori per avviare un dipartimento, cosa che avrebbe permesso l’attivazione di quello di Ingegneria) ma Bistoni, ancora una volta più realista del re, ha imposto il limite minimo di 50 unità che taglia fuori tutti i dipartimenti ternani. Staremo a vedere.