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Mussolini "la marcia su Roma" la fece in treno.

Il "Quadrumivirato" la diresse dall'Hotel Brufani.

Mussolini "la marcia su Roma" la fece in treno.
Il "Quadrumivirato" la diresse dall'Hotel Brufani.

Memori della battuta del Duce: "Vi dico e vi autorizzo a dire che il vostro cioccolato è veramente squisito!". La commemorazione del 90 anniversario della marcetta su Roma la fanno nei giorni di NeuroChocolate. Del resto, nel ventennio, una rinomata gelateria mise in vendita, con enorme successo, il gelato "negus", nero con la copertura di cioccolato, una novità clamoraosa per quei tempi.
E quando l'italia ebbe il suo "Impero" cominciarono a circolare caramelle a confetto croccante rivestito di cioccolato. L'immagine pubblicitaria mostrava un "moretto" seduto accanto ad una tromba di grammofono...

Le squadre paramilitari delle camice nere marciarono su Roma il 28 ottobre mentre dell'esercito nemico non si intravvedeva nemmeno la retroguardia. L'episodio in seguito venne romanzato e mitizzato come inizio della "rivoluzione fascista". Del resto come profetizzò lo stesso Mussolini nel discorso del 24 ottobre 1922 tenuto a Napoli: " Il mito è una fede. Non è necessario che sia una realtà."

Nella marcia verso Roma i fascisti si impadroniscono, senza incontrare alcuna resistenza, di uffici postali, telegrafici, di stazioni ferroviarie. Le colonne fasciste attendate a Monterotondo e Santa Marinella ricevono minestra e acqua dall'esercito... L'esercito è fedele alla corona ma il re è stato informato che è meglio non metterlo alla prova. La sua presenza (circa 28.000 effettivi) a Roma sarebbe più che sufficiente per fermare la farsa, ma Vittorio Emanuele III si rifiuta di firmare lo stato d'assedio. Ha troppa paura di perdere la sua poltrona. Mussolini, rimasto a Milano, città tanto vicina alla Svizzera, in attesa degli eventi, dopo che la Confindustria si pronuncia apertamente in favore dei fascisti, riceve il seguente telegramma: "Sua Maestà il Re la prega recarsi subito a Roma desiderando offrirle l'incarico di formare il nuovo Ministero".

Mussolini parte da Milano per Roma in vagone letto con il direttissimo n.17 delle 20.30 del 29 ottobre. Dopo una breve sosta in albergo per cambiarsi, "l'uomo inviato dalla provvidenza", si presenta al sovrano e pronuncia parole memorabili, passate alla storia: "Chiedo perdono a Vostra Maestà se sono costretto a presentarmi ancora in camicia nera, reduce dalla battaglia, fortunatamente incruenta, che si è dovuta impegnare. Porto a Vostra Maesta l'Italia di Vittorio Veneto, riconsacrata alla vittoria, e sono il fedele servo di Vostra Maestà".

Quella "battaglia incruenta" rivoluzionerà il calendario che verrà scandito, non più dall'anno solare, ma dalla data del 28 ottobre: "anno I dell'era fascista". Il cinema in seguito celebrò l'evento e ai reduci di quel combattimento teatrale fu rilasciato, negli anni trenta, un brevetto, con onoreficenze e premi in denaro, che costituiva titolo di preferenza nei concorsi pubblici. Nel corso "dell'anno I dell'era fascista" il governo Mussolini mostrò subito la sua natura "rivoluzionaria": piena libertà di movimento ai capitali e compressione dei salari; abolizione della tassa straordinaria sui sovraprofitti di guerra a banche e industrie; soffocamento nella violenza delle proteste dei lavoratori; privatizzazione del servizio telefonico; liberalizzazione degli affitti... Questi furono tra i primi inevitabili e inesorabili sviluppi della "rivoluzione d'ottobre".

Mussolini il 28 ottobre del 1922 era a Milano. Il "quadrumivirato composto da Italo Balbo, Michele Bianchi, Emilio De Bono e Cesare Maria De Vecchi dirigeva dall'Hotel Brufani (1) di Perugia le colonne fasciste che da varie regioni d'Italia convergevano su Roma. Il 30 ottobre - Mussolini giunge a Roma, dove il re lo incarica di formare un governo. Viene concesso alle squadre fasciste di entrare nella capitale senza essere contrastate né dall'esercito né dalle forze di polizia. L'insincera e demagogica retorica anti-borghese saliva al potere. La "grandezza della nazione tradita", diveniva il coagulo di tutte le frustrazioni della società italiana e dei suoi bassifondi. Nel 1925 seguirono, per logica naturale, lo smantellamento delle funzioni del parlamento, la soppressione della libertà di stampa, di parola e di associazione. Infine la mente degli italiani venne infarcita di retorica militar-patriottica all'insegna dei valori di forza-coraggio-virilità-lavoro... "L'uomo inviato dalla provvidenza" ora operaio con piccone, ora contadino, aviatore, cavaliere, in camicia nera, in frac, in uniforme... si apprestava a diventare oggetto di culto popolare.

Come scrisse G. Debord, il fascismo è una difesa estremista dell'economia borghese. minacciata dalla crisi e dalla sovversione proletaria. è "lo stato d'assedio della società capitalistica", per mezzo del quale questa società si salva, si dà una prima razionalizzazione d'urgenza facendo intervenire massicciamente lo Stato nell'economia. Ma tale razionalizzazione è a sua volta minacciata dall'immensa irrazionalità del suo mezzo. Se il fascismo si porta in difesa dei principali punti dell'ideologia borghese divenuta conservatrice (la famiglia, la proprietà, l'ordine morale, la nazione), riunendo la piccola borghesia e i disoccupati impazziti per la crisi o delusi dall'impotenza della rivoluzione socialista, non è esso stesso fondamentalmente ideologico. Il fascismo infatti è una "resurrezione violenta del mito", che esige la partecipazione ad una comunità definita da valori pseudo-arcaici: la razza, il sangue, il capo. Il fascismo è arcaismo tecnicamente equipaggiato. Surrogato decomposto del mito ripreso nel contesto spettacolare dei mezzi di condizionamento e d'illusione più moderni.

Il fascismo oggi non è scomparso. Resiste come una delle potenze fondatrici più importanti della società contemporanea. Il "nuovo potere" trionfa infatti nel sodalizio con il vecchio. Il genocidio consumato nei campi di sterminio si perpetua oggi negli esseri umani ridotti ad oggetti, consumabili come qualsiasi altra merce, trattati come comuni oggetti di uso provvisorio e facilissima fabbricazione. Come annototava Pasolini, la grammatica del potere fascista rinvia al potere capitalistico che riduce il corpo ad accessorio insignificante.

1) Perugia, 27 ottobre 1922, dall'Hotel Brufani, il «Quadrumvirato» (De Vecchi, De Bono, Balbo, Bianchi) proclama l'avvio della mobilitazione generale per la marcia su Roma: "Il fascismo rinnova la sua altissima ammirazione all’esercito di Vittorio Veneto. Né contro gli agenti della forza pubblica marcia il fascismo, ma contro una classe politica di imbelli e di deficienti che da quattro anni non ha saputo dare un governo alla Nazione. Le classi che compongono la borghesia produttrice sappiano che il fascismo vuole imporre una disciplina sola alla Nazione, e aiutare tutte le forze che ne aumentino l’espansione economica ed il benessere. Le genti del lavoro, dei campi e delle officine, dei trasporti e dell’impiego, nulla hanno da temere dal potere fascista… Il fascismo snoda la sua spada lucente per tagliare i troppi nodi di Gordio che intristiscono la vita italiana…".