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Mille rimpatri per salvare Perugia

Ad ognuno i suoi clandestini

Il ragionamento è semplice, chiaro e lineare. Circa il 30-40% della popolazione carceraria umbra è composta da immigrati senza documenti. Per la maggior parte condannati per reati come spaccio, risse, furto. Con questi dati alla mano si conclude che esiste un rapporto diretto tra "emergenza sicurezza" e problema "clandestinità". Di più, se a Perugia le vittime reali dei reati sono un 15% dei cittadini quelli che si sentono insicuri arrivano ad essere il 70%. La "sicurezza percepita" ormai viene presentata come un diritto fondamentale dei cittadini. Questo diritto alla difesa da paure immaginarie dev'essere garantito al di là di ogni seria analisi del fenomeno criminalità e deve avere le sue vittime sacrificali. L'evanescente emergenza "dell'insicurezza percepita" dopo l'istituzione del reparto prevenzione crimine del centro italia, pretende la costruzione di un CIE, di un centro di identificazione ed espulsione. La proposta è stata ri-lanciata da Massimo Pici del sindacato di polizia in un'intervista a "LA Nazione". Nell'intervista Pici ribadisce che il Siulp è sempre stato a favore dell'apertura di un Cie ma solo a certe condizioni, e cioè che ce ne sia uno per ogni regione: "se dobbiamo raccogliere anche i clandestini degli altri, ci teniamo i nostri".

Alla mancanza di risorse, in seguito ai tagli di spesa operati dal Ministero dell'Interno, il rappresentante del Siulp risponde con la proposta di "una collaborazione con la polizia provinciale che potrebbe gestire la sorveglianza, fermo restando che la responsabilità è in capo alla questura: sono un centinaio di unità e stanno entrando a pieno titolo nel piano della sicurezza anche prendendo parte ai controlli del territorio".
Nel prosieguo dell'intervista il rappresentante del Siulp ha elencato i benefici che comporterebbe avere un Cie a Perugia. Innanzitutto, il vantaggio che appena arriva un clandestino c'è "la possibilità di ospitarlo in un centro fino a 18 mesi e poi farlo tornare a casa. Sarebbe un deterrente per l’arrivo dei nuovi clandestini e un importante strumento in termini di sicurezza percepita."

Pici, rispondendo affermativamente alla domanda della giornalista che riporta la voce che tra i clandestini e gli spacciatori si abbia più paura dei Cie che del Carcere, prosegue dicendo che mentre nei Cie ci devono rimanere anche 18 mesi, dal carcere invece escono per il fatto che i reati che vengono addebitati ai clandestini e agli spacciatori spesso sono di "modesta entità". Poi Pici aggiunge: "Si immagini se avessimo la possibilità di metterli nei Centri di identificazione come migliorerebbe la situazione? Basta considerare che in carcere oltre il 30 per cento è rappresentato dal clandestini. Sarebbe una ricaduta positiva anche per i due grandi ‘mali’: il sovraffollamento degli istituti di pena e il risparmio sul fronte giustizia. Ogni reato è un processo, ogni processo più udienze, notifiche e così via. Certo questo è un sogno e il problema va affrontato a livello nazionale".

Per Pici i benefici di un Cie a Perugia sono molteplici ad esempio: "Stiamo usando i Cie come il carcere. La politica della questura è quella dell’espulsione ma siamo costretti ad accompagnarli a Crotone, Bari e Trieste: dove troviamo posto. Ce ne avessimo uno per noi. Alle 6 di pomeriggio trovi quelli appena arrivati, quasi sempre senza roba, e li metti dentro". Con questo, il sindacalista del Siulp incalzato da una domanda della giornalista ne è consapevole, non si risolve il problema droga ma, riferendosi ai "clandestini" (per equazione "spacciatori") dice: "questi sono fantasmi perché sfuggono a tutto. Gli italiani sono molto piu facili da prendere. Hanno un famiglia, una casa, una macchina. Hanno degli affetti. Pensi che solo per quanto riguarda i telefoni quando li arrestiamo hanno decine di schede (uno una volta 80) che prendono o con i documenti dei tossicodipendenti o con la compiacenza di qualcuno".

Qualche tempo fa era stato l'onorevole Gianpiero Bocci, del Partito Democratico, a lanciare la proposta sotto lo slogan "la sicurezza non è nè di destra nè di sinistra". A settembre 2012 dal palco della Festa del PD, in piazza della Repubblica, l'onorevole parlando del tema sicurezza ha chiesto una politica di "zero tolleranza": il pubblico ha applaudito convinto. Più avanti, nel suo discorso, ha invocato la "certezza della pena". La folla ha applaudito ancora. Infine, l'onorevole ha espresso la propria volontà di impegnarsi per far aprire un centro di identificazione ed espulsione in Umbria, indicando nella zona di Perugia il territorio adatto ad ospitarlo.

La classe politica locale, incapace di immaginare un governo politico degli effetti della crisi economica e delle profonde trasformazioni sociali che investono l'umbria, supplisce alla sua debolezza con una deriva securitarista. Con la militarizzazione del territorio, con una spirale repressiva da stato di polizia che diventa, di elezione in elezione, un pozzo senza fondo. I media locali fanno la loro parte e non si stancano di raccontare di una Perugia "terra di conquista di extracomunitari clandestini" destinati a fare da manovalanza criminale soprattutto nel settore dello spaccio di droga.

Già nel 2011, l'onorevole Bocci, in un'interrogazione alla Camera aveva chiesto che :''Il ministro Maroni valuti la proposta del sindaco di Perugia e preveda l'apertura di un Cie in Umbrià'. In una nota successiva Bocci ha affermato che a Perugia lo spaccio degli stupefacenti e la criminalità ad esso legata è giunta a un livello tale da creare un vero e proprio allarme sociale: "Questa drammatica situazione ha provocato una discussione pubblica tra forze dell'ordine, forze sociali e istituzioni con l'obiettivo di trovare soluzioni adeguate ed efficaci. La proposta lanciata dal sindaco di Perugia riguarda la possibilità di aprire in Umbria un Cie, per rendere più agevole l'identificazione in tempi rapidi dei clandestini sorpresi a spacciare e per creare un deterrente all'arrivo di nuovi clandestini, garantendo così maggior sicurezza ai perugini che si sentono sempre più a rischiò'.
Detto per inciso, le dichiarazioni e l'interrogazione parlamentare dell'onorevole Bocci smentiscono i giornali locali che riportano un certo "imbarazzo" del Sindaco Boccali alla proposta di creare un CIE espresso dallo stesso Bocci nel discorso di P.zza della Repubblica.

Sul web, nella home page dell'onorevole Bocci campeggia la scritta: "un'italia moderna. si può fare". Per farsi un'idea di quest'italia "moderna" in stile Bocci, nel sito si può leggere in un'intervento dell'onorevole per "Il Messaggero" quanto segue: "L’argomento dirimente e scabroso è la presenza in città di un numero fuori misura di clandestini e la difficoltà che le forze dell’ordine incontrano nell’espellerli. Il questore D’Angelo ha ricordato che da ottobre sono stati espulsi circa 400 clandestini, ma il Siulp ha calcolato che per “salvare Perugia” occorrerebbero almeno 1000 rimpatri. Negli ultimi tempi alcuni di noi hanno chiesto di istituire in Umbria un CIE, per rendere più efficace l’azione contro i clandestini, facilitare le procedure di espulsione, evitare di ingolfare i tribunali con processi e le carceri con detenuti clandestini. Ad oggi questa richiesta non ha ricevuto risposte, e forse non si sarebbe arrivati a questo punto se fossimo stati ascoltati in tempo.

Resta dunque sul tavolo il problema: se non si ritiene di istituire un CIE quale soluzione si propone? C’è il progetto europeo Frontex che interessa l’aeroporto di Sant’Egidio, il Siulp propone di riservare duecento posti nei CIE di altre regioni per clandestini fermati in Umbria ma tutte queste proposte devono prevedere delle garanzie, per evitare che ci si riduca ad un volo di rimpatrio una tantum o ad uno scaricabarile tra regioni. Quello che è certo è che gli strumenti servono subito, non c’è più tempo da perdere, per l’opera di bonifica necessaria non ce la caviamo con due-tre settimane di rinforzi con reparti provenienti da altre regioni ma serve un aumento di organico stabile delle forze dell’ordine, nuove risorse umane e professionali per tutto il tempo necessario a setacciare e ripulire il territorio in modo capillare".

- Dopo Auschwitz il campo di concentramento è evoluto in versioni "dal volto umano" e non eliminazionista come i Cie. Campi per controllare, escludere, gestire, immobilizzare i corpi di gruppi dei migranti, dei senza-Stato. In generale il sistema che gestisce l'esclusione si presenta oggi nella forma di un'universo concentrazionario fatto di "campi" di diversa natura e dimensione. Carceri, centri di identificazione ed espulsione, ma anche "quartieri degradati e a rischio"..., interi territori sottoposti a ordinamenti giudiziari d'eccezione... Il trattamento politico dei problemi e del malessere sociale evidentemente è sostituito da quello repressivo.

Perugia si candida a diventare "Capitale Europea della cultura-2019" e si illude di poter ripulire la propria immagine con soluzioni facili come una politica repressiva ispirata alla teoria poliziesca della "zero tolleranza".
Lo spettacolo che si spera di poter allestire con il denaro della comunità europea, come altri simili eventi culturali, presuppone un lavoro di "capillare pulizia" e di militarizzazione del territorio. I cittadini "onesti ed operosi" e anche no applaudono alla deriva securitarista dei politici locali, chiedono più polizia nelle strade, più gente in galera. Si sentono per natura immuni dalla crisi economica. Non pensano che domani potrebbe toccare a loro dover provare, sulla propria pelle, che significa gestione e governo militarizzato degli effetti sociali della crisi. Oggi, i reparti prevenzione crimine, tutto l'apparato poliziesco dislocato sul territorio è impiegato nella caccia al "clandestino" domani, in quella al disoccupato, a chi non ce la fa a sopravvivere. Domani i clandestini saremo noi...