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Meglio sotto Putin che con le Pussy Riot...

Bisogna amare Putin per non venire accusati di utile idiotismo al servizio dell'Impero Usa e delle sue strategie geopolitiche.

Nella melma mediatica suscitata dalla vicenda delle Pussy Riot e della loro performance anti-Putin ormai si mischiano liquami di vario genere. La marea nera che sale dai tombini della rete si porta via la capacità di distinguere i diversi piani della realtà e in questa con-fusione globale dei cervelli ognuno può ritagliarsi lo spazio liquido che meglio si adatta a far navigare la sua ideologia.
Le comparazioni avventurose non si contano. La morale comunque è unica, in un mondo di assassini bisogna votarsi all'assassino migliore. Le alternative sono prefissate e in questo universo digitale di liberi e indipendenti pensatori non ci si può sottrarre alla logica binaria amico/nemico. Bisogna amare Putin per non venire accusati di utile idiotismo al servizio dell'Impero Usa e delle sue strategie geopolitiche. Allo stessa maniera, secondo la stessa logica, bisogna baciare in bocca Mahmud Ahmadinejād, mentre decide il numero di frustate da comminare alle donne adultere e combatte il satanismo nei dischi dei Queen, per non venire marchiati di sionismo o peggio di complicità nello sterminio dei palestinesi.

La cosa peggiore in tutta questa storia è che purtroppo le fila di coloro che hanno accettato, anche a sinistra, senza battere ciglio la categoria della relazione "amico-nemico" come unico criterio di identità politica, si ingrossano a vista d'occhio.  La dicotomia "amico-nemico" ha rappresentato e rappresenta il terreno fertile per quel discorso "geopolitico" di inequivocabile matrice neonazista che oggi si presenta come il cavallo di battaglia e di analisi nella "lotta antimondialista" della "nuova destra". Che questa non-scienza politica sia poi anche nell'armamentario ideologico dei ceti politici dominanti negli USA non costituisce una legittimazione della sua intelligenza e di chi ne fa uso anche solo inconsapevolmente.

La "nuova destra" non si stanca di agitare il fantasma dei media occidentali servi degli USA ma semplicemente non fa altro che sputare nel piatto in cui mangia. E infatti utilizza spregiudicatamente la corriera del clamore e dello spettacolo mediatico per far viaggiare i propri deliri ideologici. I media capitalisti in questo senso hanno una predisposizione naturale nel creare ambienti cognitivi favorevoli alla propaganda neonazista. Arrivati ad una certa soglia di degradazione digitale dell'intelligenza collettiva l'evento o la notizia non ha più alcun valore in sè, nessun significato, non riguarda la sorte di tre donne, piuttosto è solo il pretesto, lo sfondo che si allontana fino a perdersi, di una guerra simbolica per il controllo delle menti in rete. Non importano i fatti, se pure esistono, come sono del tutto irrilevanti i contenuti delle rappresentazioni messe in scena, quello che davvero conta è che il pubblico idiota, specialmente idiota di sinistra, assuma certi frame cognitivi, alcune unità di senso, alcune idee-guida che d'ora in poi delimiteranno e preciseranno sia i limiti di quello che potranno dire sia il modo in cui lo diranno. La macchina concettuale introiettata è abbastanza astratta da tritare qualsiasi contenuto.

Gli stereotipi alla Ahmadinejād, tipo "In Iran non ci sono finocchi: a che servono gli stilisti se le donne si vestono tutte uguali?", producono un intenso senso di liberazione. Inutile nasconderselo, questi stereotipi hanno un valore di liberazione per lo spettatore, soprattutto di sinistra, dal peso del pensiero, dalla fatica della riflessione autonoma. In realtà queste semplificazioni brutali della realtà danno sfogo ad un malcelato impulso goebbelsiano, quello di tirare fuori la pistola davanti a allo sforzo del ragionamento, che si annida nei militonti di sinistra come in quelli di destra. Il bisogno di semplificazione (rassicurante) per orientarsi nel caos globale, per darsi un'identità o una maschera politica, è così estremo che qualsiasi sviluppo della coscienza attraverso la differenziazione e varietà dei materiali espressivi e l'autoriflessione, è considerata una minaccia. La sinistra in questo campo non è migliore della destra.
Il pregiudizio e lo stereotipo emancipano dalla fatica di pensare e liberano così tempo per dedicarsi allo sport, per sprofondare in un divano davanti alla Tv, per andare a sbronzarsi con gli amici al bar ma non senza il corredo di una facciata di identità ed intelligenza politica e culturale. L'identità politica e non solo si costruisce, con poca spesa, assemblando la merce che si acquista al supermercato delle idee. In confezioni convenienza. La merce ideale garantisce la sospensione del vuoto esistenziale, dalla miseria di una falsa coscienza e di un altrettanto falsa prassi quotidiana.

Il livello di consapevolezza mostrato dalla sinistra italiana, e da quella locale sparsa in rete, su questa come su una serie ormai indefinita di simili vicende, arriva al massimo al tenore dell'odio razziale e dell'irrrazionale passione infantile da tifosi. Questa come altre storie confermano che il livello di elaborazione della sinistra, di quella locale in particolare diffusa o no in rete, è decisamente pre-linguistico. E' disperato il tentativo di opporsi a passioni ed emotività il cui livello di elaborazione linguistica e dunque di coscienza non supera il modello dello slogan da stadio. Non si intravvede nessuno sforzo in questo senso. I programmati non hanno alcuna intenzione di sfuggire ai programmatori e vivono bene così come vivono senza complicazioni aggiuntive. Qualche barlume sulla propria falsa coscienza e sullo stato di cose è solo un piccolo buco nel cervello che si apre accidentalmente per richiudersi subito dopo su se stesso. Quello che veramente interessa e quello in cui veramente si crede riguarda il proprio personale posto nella gerarchia del consumo. Nessuno vuole cambiare per davvero il proprio mondo si è troppo intenti a sgomitare per salire nella graduatoria degli status di consumatori dove la coca non fa male e l'eroina è la droga della feccia dell'umanità.
Con tali presupposti non c'è feedback e la rivoluzione può attendere.

 

( v anche http://baruda.net/2012/08/12/dalle-pussy-riot-alla-siria-passando-per-un...

http://insorgenze.wordpress.com/2012/08/15/pussy-riot-il-femminismo-punk... )

Alleghiamo una serie di idee-guida e di stereotipi sulla vicenda delle Pussy Riot in modo che si possa risparmiare a molti militonti di sinistra la fatica di andarsi a leggere gli articoli in cui sono contenuti. L'armamentario è leggero ma efficace. Gratis ma con prestazioni efficaci.

- i media sono parte di una più grande strategia segreta per attaccare Putin...

- Non si tratta di Pussy Riot e della loro traversia legale, né di femminismo o di libertà di parola. Sono tutte manovre politiche per mettere Putin in cattiva luce...

- I media sono a caccia di Putin...

- Ai media non piace segnalare le violazioni delle libertà civili in patria...

- Putin non tortura la gente che ha arrestato. Solo gli Stati Uniti trattano i loro prigionieri in questo modo...

- Le Pussy Riot non sono Martin Luther King. Sono “utili idioti” in uno schema per buttare fango contro Putin. Sapevate che Putin è probabilmente il leader politico più popolare nel mondo di oggi?...

- Putin ha fatto aumentare il tenore di vita alla maggior parte dei russi. Ha ridotto la povertà, l’alfabetizzazione è migliorata, e ha ridotto della metà il numero di persone che vivono in estrema povertà. La vita è meglio sotto Putin. Non perfetta, ma migliore … a meno che tu non sia un oligarca del petrolio, allora no...

- Ai pezzi grossi di Washington non piace...il modo in cui Putin critica la politica estera americana. Ecco perché hanno mandato i loro giornalisti – cani da attacco – a incriminare Putin come un “delinquente della KGB” o un “despota autocratico”...

- il cosiddetto “gruppo punk” sostenuto dal Dipartimento di Stato USA, noto con il nome di “Pussy Riot”, ha fatto irruzione in una chiesa di Mosca per diffamare il governo russo...

- 4 anni e 2 anni di carcere per la gestione di un sito web “razzista”: Per il reato di gestione di un sito web “razzista” statunitense con l’intento di distribuire “materiale razzista,” due inglesi, Simon Sheppard e Stephen Whittle sono stati condannati a 4 anni e 2 anni rispettivamente nel Regno Unito, nel 2009. Il giudice, secondo la BBC, “disse agli uomini che il loro materiale era “sconveniente e ingiurioso” e poteva causare “gravi danni sociali.”"A differenza delle Pussy Riot, tuttavia, questi 2 uomini avevano solo messo i loro volantini sulla porta di una sinagoga, invece di irrompervi, ed hanno avuto 2-4 anni in prigione...

- Intanto, però, Julian Assange è chiuso in un'ambasciata e i Paesi democratici fanno carta straccia del diritto internazionale pur di metterlo in gattabuia. Anche lui protestava contro qualcosa, ma lo faceva in modo assai più raffinato che mostrando il culo e cantando canzoncine da varietà: lo faceva informando il mondo con dati, fatti e documenti...

- /Assange) è accusato di stupro dal suo democraticissimo Paese, la Svezia, nonché accusato di spionaggio dagli States che se ne fregano dell'asilo politico concesso dall'Ecuador e lo vogliono processare a ogni costo. Un' "accusa sproporzionata", quella verso le Pussy Riot. Invece, quella verso Assange?....

- Il cosiddetto “gruppo punk” sostenuto dal Dipartimento di Stato USA, noto con il nome di “Pussy Riot”, ha fatto irruzione in una chiesa di Mosca per diffamare il governo russo, mentre prendeva in giro le credenze dei fedeli con volgarità e comportamento violento. Commercializzato come atto di “libertà di espressione” dai media occidentali...

- l’avversione all’Unione Sovietica, le centrali della sovversione mondiale “occidentale” vedono ancora nella Russia “il problema principale” alla realizzazione dell’agognato “Nuovo Ordine Mondiale” (con capitale a Gerusalemme?). Ogni cosa fa dunque brodo pur di presentare male la Russia, i russi e la loro attuale dirigenza...

- siamo di fronte a un esempio di quella dinamica che gli esperti di relazioni internazionali chiamano con il nome di “soft power”, cioè la capacità di una potenza di esercitare il proprio dominio mediante la persuasione culturale piuttosto che le minacce. La Russia di Putin - scriverlo è diventato poco originale - sta subendo da diverso tempo attacchi subdoli da parte occidentale (le ingenti somme di dollari americani che piovono sui gruppi d’opposizione al governo russo ne sono testimonianza). La colpa di Mosca è quella di rappresentare la base su cui poggia l’unico vero asse globale di resistenza a un mondo dominato da una sola superpotenza, a stelle e strisce. Una base che, grazie alla granitica e proficua convergenza tra Cremlino e Patriarcato russo-ortodosso, costituisce una diga posta innanzi alle tracimazioni culturali causate dal relativismo diffuso. La Russia preoccupa, dunque, anche e soprattutto perché, fin quando lei continuerà a sostenere la religione cristiana, i progetti di appiattire l’intero pianeta come un orizzonte popolato da individui privi d’identità, da mansueti automi facili prede del consumismo, resteranno una chimera. Alla luce di queste considerazioni, risulta fin troppo facile intravedere dietro le blasfeme esibizioni delle Pussy Riot un attacco coordinato alla Russia, al cristianesimo, alla tradizione...

- le Pussy Riot sono fanno parte dell'Otpor che è finanziato da Soros... dal dipartimento di stato Usa... che sulla scorta delle teorie elaborate da Gene Sharp fomenta le "rivoluzioni colorate", non ultima quella tunisina, per espandere l'influenza occidentale-americana sul resto del mondo...