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Il buongiorno si vede dal "mattinale"

NO- TAV, MEDIA E SPETTACOLARIZZAZIONE GIUDIZIARIA: IL CASO PERUGIA

Nella tarda mattinata di giovedi 15 marzo alcune testate online locali -una tra le prime è umbria24,  poi citata da altre- pubblicano la notizia della denuncia di 25 attivisti no tav perugini per l'occupazione dei binari della stazione del 3 marzo, iniziativa da inquadrare nel contesto delle ampie mobilitazioni no tav, che hanno interessato tutta europa.

Appena vengono occupati i binari, nel pomeriggio del 3 marzo, l'azione compare, oltre che nei media locali, anche in quelli nazionali (vedi la repubblica) – cosa insolita, dato che chi fa politica a Perugia conosce la difficoltà di ottenere una minima visibilità. Dopo due settimane ecco arrivare la notizia delle denunce senza che queste siano state notificate agli interessati e ben in anticipo rispetto allo scadere dei termini previsti per inserire la denuncia nel casellario giudiziario.

L'attività dei media e della questura perugina vanno analizzate entro un contesto generale che vede il massimo sforzo da parte dello stato e di alcuni nuclei di potere che intendono portare a compimento il progetto dell'alta velocità. Terrorizzate dall'incredibile mobilitazione che il movimento no tav, ormai ampiamente sedimentato, ha saputo opporre ai tentativi militari di invadere la Libera Repubblica della Maddalena (sulle ragioni dei successi della Libera Repubblica si veda l'articolo di Roggero), le forze si tav hanno utilizzato l'artiglieria pesante: le forze dell'ordine, i mass media (in particolar modo quelli tradizionali, che ancora oggi dirigono le narrazioni e orientano il consenso), gli apparati giudiziari ed ora anche “paccate” di milioni nel tentativo di comprare le valsusine e i valsusini.
Oltre all'opposizione notav sul territorio della Val di Susa le questure temono una anche una possibile generalizzazione del conflitto (tra i tanti successi della lotta no tav c'è stato quello di non rinchiudersi e di offrire un discorso che permettesse di identificarsi anche al di fuori dei limiti territoriali) e in questa cornice vanno inquadrate le misure repressive che hanno colpito le e i solidali Notav in tutta Italia (si veda ad esempio l'arresto di Paolo Di Vetta a Roma).

Come dimostra ampiamente la spettacolarizzazione del conflitto di questi ultimi mesi è centrale la dimensione della comunicazione e il legame che si instaura tra questo livello e quello dell'azione giudiziaria e dello scontro. Se da un lato ad esempio l'informativa dei servizi segreti sulle frange insurrezionaliste è stata ampiamente ripresa da tutti i giornali ed è anche servita a motivare alcuni arresti, dall'altro la costruzione di figure desuete come i black bloc conserva ancora una sua utilità nel far percepire i manifestanti come un elemento estraneo alla società, quasi venuto da Marte e che nulla ha a che fare coi processi che investono il paese, legittimandone la repressione fisica e giudiziaria (anche se il meccanismo mostra le prime crepe, si legga questo articolo di nique la police).

Quanto accaduto a Perugia risulta quindi chiaro: dando risalto mediatico alla manifestazione si è anzitutto creato un senso e un contesto alle azioni dei no tav, raccontati come isolati autori di un gesto che crea nocumento al corpo sociale- questo dice più o meno la velina. Con la diffusione della notizia delle denunce prima dei termini di notifica si è poi completata l'azione di stigmatizzazione degli estremisti, tentando poi di attivare presso i militanti stessi un comportamento di auto-indagine, colpevolizzazione di sé e censura.

Oltre ad esprimere solidarietà alle denunciate e ai denunciati (e anche alle arrestate e agli arrestati, in tutto il paese e oltre), riteniamo sia quindi necessario evidenziare e condannare la spettacolarizzazione dei procedimenti giudiziari. Questo modus operandi dovrebbe poi generare almeno un moto d'indignazione in tutti i sinceri democratici, o coloro che si riconoscono in principi almeno garantisti.

Da parte nostra l'impegno è invece quello di creare una narrazione che sappia smontare il discorso che presenta le forze impegnate a costruire legami sociali altri rispetto a quelli destinati al profitto e ad un ottocentesco sviluppo come illusi, isolati ed estremisti mettendo invece in evidenza come da essi possa invece scaturire la possibilità di  costruire nuove forme di organizzazione che rispettino gli esseri umani, l'ambiente e le differenze.

Decostruire il frame

Siamo tutt@ No Tav!

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