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Il 14 novembre io, precario, non ho scioperato

sanprecario

 

Oggi, 14 novembre, per la prima volta da molti anni non sono in piazza e non aderisco allo sciopero di disoccupati, precari e studenti.
Da solo, mi domando perché e provo a rispondermi, con qualche veloce considerazione.

Oggi non sciopero, perché per la prima volta provo sulla mia pelle in cosa consista il ricatto della precarietà. 
Per la prima volta, rimango a casa a lavorare gratis per un padrone che mi tiene vincolato a sé con il miraggio di un futuro lavoro migliore e -addirittura- finalmente retribuito, sottraendomi ogni diritto, non ultimo quello di scioperare accanto ai miei compagni.
Chi come me vive questa precarietà sa che questa non è più solo lavorativa ma anche e soprattutto esistenziale: una precarietà che non si accontenta più di toglierti il futuro, ma ti strappa anche il presente: che sia esso una manifestazione, uno sciopero o più semplicemente una domenica.

La solidarietà e  di intenti con chi oggi è sceso in piazza non è messa in discussione, ma fatico a non considerarli quasi come dei privilegiati: compagni e persone che, disoccupati e cassintegrati a parte, se lo possono semplicemente permettere. Oggi, loro sono scesi in piazza per noi che non possiamo ma fino a che le persone che condividono questa condizione di precarietà esistenziale non si metteranno nelle condizioni di organizzarsi per diventare una vera e propria classe, strappandosi non solo il diritto di un lavoro ma anche quello di uno sciopero, scene come quelle di oggi rimarranno scaramucce isolate, ripetibili per lo più una volta l'anno [14dic2010/15ott2011/14nov2012] riservate a studenti e professionisti di movimento.
Fino a che non riusciremo a strapparci di dosso il ricatto del precariato, fino a che non scenderemo in piazza compatti – senza l'intermediazione di sindacati, partiti e movimenti verticistici ed escludenti – fino a che non riusciremo a solidarizzare le grida d'aiuto di una generazione intera difficilmente qualcuno raccoglierà i frutti di giornate come quella di oggi. 

Resta la felicità per aver visto la scintilla gioiosa della lotta negli occhi di chi oggi è sceso in piazza, resta l'amaro per averla vista attraverso uno schermo.