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Governo tecnico di polizia...

Il ministro dell'interno A. Maria Kancellieri è preoccupata.

Il ministro dell'interno A. Maria Kancellieri è preoccupata. L'italia sta attraversando un momento difficile. Il governo ne è consapevole. Sono mesi che si sta preparando ad affrontare una situazione sociale ed economica che si fa sempre più pesante ed esplosiva. Il Capitale, con molto dolore, in nome del saggio di profitto, è costretto a tagliare la spesa sociale e a trasformare ogni sfera della vita in un'affare di denaro. Tutti, cioè tutti i proletari, sono chiamati a fare sacrifici nell'interesse dei ricchi. Non è consentito alle piazze di disturbare le scelte che lo Stato deve fare per conto del Capitale. Chi scende in piazza senza il cappello in mano e il cartello con scritto "ho fame" rischia di beccarsi "l'arresto differito" o il "Daspo", oppure l'imputazione di "devastazione e saccheggio" (da 8 a 15 anni di reclusione). Quest'ultimo un reato introdotto dal regime fascista contro dissidenti e oppositori politici, di originaria appartenenza alla "tradizione giuridica militare" che evocava l'azione di "eserciti o di orde".

Il ministro dell'interno è stato chiaro in questa difficile congiuntura bisogna fare quadrato attorno alle istituzioni capitaliste. Il momento è delicato. Non ha escluso l'istituzione di un vero e proprio "stato di polizia". Separati, a forza di manganellate e lacrimogeni, i buoni dai cattivi manifestanti poi bisognerà procedere senza esitare. Senza più alcun pudore linguistico fino "all'istituto della flagranza differita". Il ministro lo ha detto a chiare lettere i partiti istituzionali dovranno prendersi le loro responsabilità in materia di repressione. E ha aggiunto che chi è del mestiere lo sa: Si scrive "pace sociale" si legge "stato di polizia".

D'ora in poi il concetto di "ordine pubblico" sarà sempre più enigmatico e a geometria variabile. Come ai tempi della "legislazione d'emergenza" le ragioni del conflitto sociale saranno oscurate dall'illusione repressiva delle forze al governo del paese. Come allora si troverà un pretesto (gli autonomi, i black bloc, i terroristi...?) per perseguire una pacificazione autoritaria del conflitto. Lo Stato si riconoscerà attraverso la nozione di "ordine pubblico" il suo diritto all'eccezione in nome di "supremi principi" vagamente identificatbili. Come nel codice "Rocco", nel codice penale fascista, il concetto di "ordine pubblico" tornerà a prevedere che l'oggetto della tutela penale non sia più limitato alla "pubblica tranquillità", ma esteso agli aspetti "dell'ordine pubblico ideale", "dell'ordine legale costituito". E nella sua enigmatica indeterminatezza diventerà oggetto privilegiato di manipolazione politica. Che la logorata "Costituzione della Repubblica Italiana" non contempli alcun ancoraggio per la tutela dell'ordine pubblico, all'infuori dell'accezione minima dello stesso, inteso come sicurezza ed incolumità dei cittadini, sarà solo un dettaglio.

Come all'epoca della dittatura fascista la nozione di "ordine pubblico" servirà ad affermare istanze di controllo sociale e di repressione ideologica. Il retorico richiamo alla tutela "dell'ordine pubblico costituzionale" (l'ordine pubblico ideale) servirà a legittimare, come negli anni '70, la introduzione di disposizioni legislative, del tutto antitetiche alla costituzione stessa, per permettere al sovrano di turno di espandere i poteri di polizia.

In nome dall'ideologia capitalista non si riconoscerà al singolo individuo altro spazio di realizzazione se non quello del mercato. Il diritto di punire non sarà più una concessione che il cittadino fa allo Stato ma, una prerogativa che quest'ultimo esercita liberamente ogni qualvolta sente minacciata la dittatura del Capitale. Le nuove norme per la "pace sociale preventiva" consentiranno allo Stato di inquadrare le condotte individuali in maniera assolutamente generica. Di ammonire, prima della deportazione, le "persone designate dalla pubblica voce come pericolose socialmente o per gli ordinamenti politici dello Stato...o che esercitano un'attività tale da recare nocumento agli interessi nazionali". Lo Stato, in quanto "democratico", prima richiamerà all'ordine quanti si mostreranno indisciplinati comminando prescrizioni che valgono come un avvertimento a rientrare nei ranghi della vita ordinata e della rispettabilità. Poi passerà alla repressione poliziesca e punto.
Già oggi i Questori dispensano "avvisi orali" che invitano gli individui recalcitranti a tenere una condotta conforme alla legge, ad evitare comportamenti che possano turbare la sicurezza e la tranquillità pubblica. L'inosservanza di questi "avvisi orali" comporta, non più il confino come durante il fascismo, ma l'applicazione di "misure di prevenzione" come la vigilanza speciale, l'obbligo di dimora, il divieto a partecipare ai cortei.

Come scrive Foucault la polizia è: "la divisione o separazione sociale immediata, prima dell'azione penale, tra gli individui da rassicurare e proteggere e quelli da disciplinare e punire... L'azione di polizia è dunque quel gesto oscuro e sovrano attraverso il quale una società designa un individuo come indesiderabile o straniero all'unità che essa forma. è la capacità di stabilire i limiti dell'ordine e del disordine, della libertà di agire e dello scandalo e di assumere anche, e forse soprattutto, la distinzione tra la follia e la ragione..." (in quest'arte di separazione sociale in italia la sinistra primeggia...)

La guerra ai "sovversivi", che attizzano la plebe a non contentarsi del loro stato e del loro modo di essere a svantaggio dei padroni, è stata dichiarata. Sarà praticata attraverso la violenta azione repressiva della polizia e del "diritto penale". Adesso è sicuro: è finito il tempo delle mezze stagioni...