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Da Atene, 9 ottobre 2012

Un report delle manifestazioni contro la Merkel ad Atene.

É tardi, anzi tardissimo!!! è questo quello che penso quando mi rendo conto di aver impostato l'orologio un'ora indietro rispetto all'orario reale. Sono le 14, la manifestazione per dare il benvenuto ad Angela Merkel e alle politiche di austerità, promosse dal governo Samaras.
Casa mia dista solo 10 minuti da Piazza Syntagma e per la fretta sbaglio anche strada. É una fortuna in realtà, perchè la strada giusta è al centro della zona rossa, inviolabile con i suoi muri di ferro, appositamente tirati su e che rendono concreta la distanza tra la nostra rabbia l'ottusità del potere. Mi avvicino sempre di più e quello che vedo è polizia, tanta, tantissima: elicotteri in aria, blindati, camionette e tanti poliziotti in tenuta antisommossa lungo la via. Più mi avvicino a piazza Syntagma e più ne vedo. Penso sinceramente che ci sia qualcosa di profondamente ridicolo nel loro schieramento, e questo pensiero si rafforza quando finalmente riesco ad arrivare nella piazza del parlamento: siamo tanti, di fronte a questa folla enorme lo schieramento di forze della polizia scompare. O almeno a me sembra tantissima: la piazza è piena così come le vie laterali; parlando con le persone che riesco ad intercettare e che capiscono l'inglese mi dicono che in realtà la gente è poca, sia rispetto alle ultime manifestazioni sia rispetto al motivo di quella odierna, l'arrivo di colei che vuole stringere la Grecia nella morsa della crisi, tramite le imposizione neoliberiste della BCE.
Vado su e giù lungo il grande serpentone che forma il corteo. Noto subito come sia eterogenea la sua composizione: partiti (da Syrisa al KKE a quelli più moderati), associazioni, sindacati, uomini e donne di tutte le età, tutti* però attrezzati con mascherine e malox, tutt* quindi consapevoli e decisi a partecipare con il massimo della radicalità, pronti a rispondere alla violenza della polizia che sanno si scatenerà presto, ma tutti uniti: non ci sono cattivi o buoni pacifisti o violenti, c'è la volontà radicale di rispondere compattamente al furto di vita e di futuro che stanno subendo. Quest'impressione mi viene confermata da chi risponde alle mie domande circa le differenze nella composizione del corteo: <<Siamo tutti anticapitalisti>>, questo mi rispondono.
La gente è tanta, ma la situazione mi sembra tranquilla, cerco lo spezzone degli anarchici e degli autonomi, abituata alle manifestazione italiane, ho la stupida ed erronea convinzione che siano in uno spezzone unico ma in qualche modo separato dal resto. Sento lo scoppio dei primi lacrimogeni e la gola che mi inizia a bruciare, riconosco bene il sapore e l'odore acre e gli corro in contro “li ho trovati”, penso..ed è così, il fatto è che i riot aprono ogni diverso braccio del corteo, ne sono l'anima e in qualche modo la guida, stabiliscono tempi e spostamenti con i loro attacchi agli omini blu/verdi. Non li si può definire in riferimento a nulla, ci sono giovanissimi e più attempati, disoccupati, studenti, precari lavoratori.
Inizia il lancio di oggetti, tutti compatti, tutti uniti. Scatta la prima carica: rimaniamo compatti e uniti. La polizia ci corre dietro, e poi sbuca nelle due vie laterali, ci circonda e per tutta risposta gli oggetti e le pietre aumentano. In realtà la polizia non fa altro che piccole cariche di alleggerimento, alle quali si risponde con rabbia: loro avanzano ma noi non ci muoviamo, anzi gli andiamo addosso, per poi disperderci nelle vie laterali, con il risultato di disorientarli totalmente. Raggiungo la parte del corteo che sta andando verso piazza Omonia, altra carica, stessa forza espressa da questa moltitudine determinata ed arrabbiata. Arriviamo a Piazza Omonia, la manifestazione sembra concludersi. Mi sposto verso viale Ermou, una delle zone più commerciali del centro della città. E qui noto un altro dato che mi stupisce: i negozi sono tutti aperti, i turisti si mischiano ai manifestanti, che riconosco grazie all'alone bianco che il malox lascia sul viso. Mi fermo a fare una sigaretta , e inizio a parlare con quattro compagn* di un centro sociale di Exarchia, di cui però purtroppo non riesco a capire il nome. Mi chiedono se ho mascherina e malox e che non è tranquilla che giri da sola nella manifestazione, che sarebbe meglio che mettessi la mia carta d'identità sul petto. La mia faccia deve dargli l'impressione di come trovi strana questa pratica, della serie “mi dovrei far autoidentificare??” mi dicono però che questo è un modo per non farmi picchiare e per non essere scambiata per una “terrorista italiana”. Mi danno maschera e malox e ci salutiamo, ma faccio appena in tempo a fare un passo che la ragazza con cui ho parlato di più mi prende per un braccio e mi tira in un angolo: per un pelo le motociclette della polizia non mi travolgono. Sembra sia una loro ordinaria pratica, sfrecciare a gran velocità tra le vie del centro, in questo caso tra i ristoranti, bar e negozi di Ermou, per colpire e disperdere i manifestant*; solo allora alcuni negozi chiudono le inferriate.
Alle 18 ho un appuntamento di lavoro e quindi sono costretta a tornare verso casa. Arrivata a Piazza Syntagma vedo questa situazione: un misero schieramento della polizia nella parte bassa, nei giardini sotto il terrazzo e i compagn* sopra. Dopo tre minuti dal mio arrivo, inizia un nuovo lancio di oggetti: sassi, bottiglie uova, finchè una compagna non spinge giù un grosso e pesante vaso che cade rovinosamente a terra (alla faccia dello stereotipo che rappresenta le donne come il sesso fisicamente debole, molto diffuso anche dentro il movimento) e inizia un'altra carica. Il malox dato dai compagn* incontrati prima è provvidenziale, qui i gas sono di più o più orticanti, non so, i miei occhi iniziano a bruciare. Una donna accanto a me non vede nulla e sbatte i piedi a terra , condivido con lei la mia piccola dose di medicinale, e poco dopo un compagno mi restituisce la cortesia. Torno verso casa con alcune cose in testa; la prima è che questa manifestazione, tutto sommato è stata “pacifica”, come l'hanno definita la maggior parte delle persone con cui ho parlato, ma ha comunque espresso una radicalità e una compattezza che in Italia non vedo da tempo. Mi viene ovviamente in mente il 15 ottobre dell'anno passato a Roma, ebbene la differenza è che qui ognuno è consapevole delle differenze che caratterizzano gruppi e pratiche, ma nessuno ha volontà né egemoni né produttive di differenziazione. Seconda cosa che penso : effettivamente, in una città di 4 milioni di persone e in una manifestazione convocata da praticamente tutti i sindacati, partiti etc 500 mila persone non sono molte, ma senza dubbio la soggettività espressa eccede ogni dispositivo securitario e ogni volontà di pacificazione in nome di un sacrificio necessario per la salvezza del sistema Paese. Terza cosa: devo assolutamente imparare il greco, impresa assai ardua, ma necessaria per capire quale siano le pratiche di riappropriazione e resistenza quotidiana rispetto ad una crisi che si mostra sempre più dura, ma che potrebbe essere una fantastica possibilità per un ripensamento radicale delle regole che determinano e ingabbiano le nostre vite.
 
From Athens, with love.
Michela