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C'è una stella stanotte in giro

Il porto di Gaza
Mavi

A Gaza quando non avevano la benzina hanno iniziato ad usare carretti trainati da asini, e lo fanno ancora. Perché c'è sempre una strada contro la repressione. Chiudono le frontiere? e facciamo i tunnel sotto e frontiere, dai. Roba tra l'altro che dà lavoro a centinaia di persone (qui la disoccupazione giovanile è al 78 per cento), e poi là sotto ci passa di tutto. Altro che armi, che sono merce per pochi. Ci passano motorini e persino macchine, pezzi di ricambio e scatoloni di cibo, ci passano vestiti e calzini di rigorosa provenienza cinese. Ci passano gli abiti bianchi delle ragazze ucraine venute qui per sposarsi. I gazawi si arrangiano a vivere, nonostante noi. A Gaza sulla spiaggia c'è il bar, e pare che abbiano anche aperto un ristorante per sordi gestito da sordi. Non possono andare con le barche oltre tre miglia dalla costa, eppure nelle reti qualcosa ci finisce sempre, e si prendono il “lusso” di un ristorante sul mare, con pesce da scegliere nella bottega sulla strada e cucinare sul braciere all'aperto. E ragazzini e ragazzine, a scuola, ci vanno coi loro grembiuli a quadretti, a righe, in tinta blu o grigia, col velo o senza. Non è gente che si perde d'animo, insomma. A che gli serve quindi una nave carica di aiuti? Materialmente non gli serve a nulla. Avessero bisogno di un'astronave, riuscirebbero a costruirsela da soli. Quello che non possono fare senza il sostegno di altri è dire che da sei anni vivono dentro una prigione lunga 41 chilometri, larga al massimo 12, perché un Paese che non è il loro ha deciso che deve essere così. Avessero una bicicletta, ci metterebbero un paio d'ore per fare il giro di questa terra che chiamano Striscia, tanto è piccola. Però per Israele è a quanto pare importantissima, tanto importante che da treanni impedisce a una nave - sempre diversa e sempre la stessa - di avvicinarsi alle coste di un Mediterraneo che per loro deve conservare sapore di guerra. Non so se l'Estelle, partita quasi un mese fa dal nord dell'Europa, stavolta ce la farà a rompere il blocco e l'assedio. A Tel Aviv staranno valutando un sacco di cose: le elezioni del prossimo febbraio in Israele, quelle americane tra poco più di dieci giorni, l'opinione pubblica intera e internazionale, la guerra in Siria e quell'autobomba appena scoppiata a Beirut. Nel 2010 assaltarono la Mavi marmara, uccidendo nove delle persone che erano a bordo. Ankara non glielo perdonò, e anche se stavolta la nave non batte bandiera turca, un altro assalto sanguinoso potrebbe riaccendere vecchi rancori. Netanyahu forse ci penserà, prima di decidere che fare. Però la Estelle non aspetta decisioni, e continua il viaggio. Dovrebbe arrivare stasera, forse stanotte. Se nessuno la ferma prima.  
 
Se stasera non uscite, se restate al vostro pc, date ogni tanto un occhio in giro. C'è Estelle che potrebbe aver bisogno di aiuto.