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"Basta dire perugini drogati"

Una "task force" contro i cliche' Reparti mobili ed Ufo Robot per ridare Perugia ai perugini...

I fenomeni non hanno un'interruttore e non è che uno ne parla e si spengono..., così ha dichiarato il primo cittadino di Perugia alla stampa. Inoltre ha ribadito il suo impegno nella lotta senza quartiere ai clichè e alla droga. Dopo la pubblicazione dei risultati sulle acque reflue delle città, effettuate dall'istituto farmacologico Negri di Milano (in collaborazione con il "Dipartimento per le Politiche Antidroga"), che classificano Perugia al primo posto (Terni è al secondo con Roma e Firenze) per il consumo di eroina e al terzo per quello di cocaina, il sindaco, con vivo risentimento ha affermato: "Basta dire perugini drogati". Contro il clichè che dipinge Perugia come la "capitale della droga" il capo dell'amministrazione invita la gente alla ribellione e alla mobilitazione. Per definire al meglio il concetto di "mobilitazione" il sindaco ha ricordato che: stasera, 28 luglio 2012, ci sarà una cena lungo tutto corso Garibaldi alla quale parteciperanno oltre 200 persone.
Contro questi clichè "alla Sodoma e Gomorra" che incrinano l'immagine di Perugia, che è candidata a diventare Capitale Europea della Cultura 2019, il rappresentante della città ha detto che "si può fare di piu'". Patty Smith, dopo aver donato soldi ad un suonatore di strada di clavicembalo che ancora non era stato sgomberato dai vigili urbani, si è detta pronta a sostenere questa candidatura.

Solennemente il primo cittadino ha sostenuto che Perugia non era abituata a questo tipo di realtà: droga e prostituzione e dunque che: "c'è voluto un pò di piu' per accorgersene, per accorgersi che qualcosa stava cambiando".
Le aree su cui intervenire ha detto, "senza la spocchia da maestro", il primo cittadino, sono quella della revisione della legislazione sulle sostanza psicotrope (a livello europeo) e quella del consumo con campagne innovative di educazione... Intanto, a Perugia viene istituito il Reparto Prevenzione Crimine (per l’Umbria e le Marche) con circa 50 operatori di polizia. Il reparto, il ventesimo in Italia, andrà ad aggiungersi alla "task force" di intervento rapido sul territorio per supportare le "pianificazioni anticrimine" disposte e organizzate nei singoli territori.
Il primo cittadino ha così commentato: “oggi è stato compiuto un concreto passo in avanti verso il ripristino delle condizioni di sicurezza e legalità che Perugia reclama. E’ sempre un giorno positivo quando le promesse delle istituzioni ai cittadini si traducono in azioni reali. Il Comune, che molto ha lavorato affinché questo fosse reso possibile, farà la sua parte e continuerà il suo impegno affinché i perugini si sentano sicuri nella loro città”.

La "task force", che avrà sede nella vecchia questura di Perugia, evidentemente, oltre che soddisfare le istanze di sicurezza della comunità umbra si batterà, a colpi di operazioni di controllo e repressione sul territorio, contro i clichè che danneggiano l'immagine positiva della città. Marco Vinicio Guasticchi, presidente della provincia di Perugia ha dichiarato: «La possibilità di poter contare su più uomini e reparti speciali per fronteggiare l’attuale situazione di emergenza ci fa sperare nella possibilità di poter restituire a Perugia un’immagine positiva di città civile e colta, dove si può vivere bene. Condivido pienamente anche la possibilità di istituire presidi fissi». Il segretario UGL-polizia di Stato ha espresso viva soddisfazione per questo rinforzo delle Forze di Polizia "per ridare la città di Perugia ai perugini". Polemicamente il SAP, il sindacato autonomo di polizia, rivendica di essere stato " (...) da sempre portavoce di una battaglia - quella per l'istituzione del Reparto Prevenzione Crimine - che ora arriva a compimento, mentre altri che chiedevano il Reparto Mobile o Ufo Robot oggi vengono addirittura a rivendicare la paternità di una iniziativa che non li ha visti protagonisti a livello locale e soprattutto che non li ha visti protagonisti a livello nazionale (...)

Gli "specialisti del controllo del territorio", la task force umbra contro i clichè, opererà in modo massiccio con posti di blocco, controlli della circolazione, nelle abitazioni (senza contratto legale o occupate...), nei locali pubblici e con interventi di supporto alle azioni della squadra mobile. Il nuovo "dispositivo di controllo" del territorio umbro ha suscitato anche grande soddisfazione nell'onorevole Pietro Laffranco, vice-presidente deputati PDL e nel consigliere comunale PDL Emanuele Prisco che parla dell'istituzione del Reparto prevenzione crimine come di un provvedimento fatto: "per stanare la feccia che si è annidata nelle nostre strade e rimediare agli errori del passato". è chiaro che le dichiarazioni sarkozyane del sindaco, dopo i fatti violenti avvenuti ella notte dell'8 maggio 2012, hanno fatto scuola anche a destra (o viceversa?): "E’ ora che Perugia sia bonificata con una azione decisiva che spazzi via questa feccia".

Dopo la pubblicazione delle analisi delle acque reflue fatte dall'istituto Negri di Milano, il consigliere regionale dell'IdV, Paolo Brutti tornando sul problema dell'immagine dellla città ha dichiarato: "I dati sconvolgenti sul consumo di droga a Perugia, che decreteranno un'ulteriore mazzata al prestigio universitario, culturale e turistico della città, necessitano di una risposta straordinariamente forte e di una mobilitazione ben maggiore rispetto a quella attuale".
Tuttavia, pur condividendo questa preoccupazione diffusa sui "danni all'immagine della città " fatta da questa diffusione dei numeri sul consumo di droghe (eroina-5 dosi giornaliere ogni 1000 abitanti- ogni giorno 800 dosi...), il consigliere regionale ha ricordato, a proposito di infiltrazioni mafiose, che anche qui: "occorre un profondo risveglio delle coscienze. Minimizzare il problema significa ripetere l'errore commesso in tanti centri del Meridione, dove i cittadini, magari in buonafede, tendevano a normalizzare gli episodi di infiltrazione mafiosa. Anche qui è successa e succede ancora la stessa cosa."

La Commissione regionale Antimafia al termine dell'ultima seduta prima della pausa estiva ha rilasciato la seguente dichiarazione: "è sempre piu' evidente che l'insidia principale e piu' diffusa per l'Umbria riguarda il riciclaggio di denaro illecito, un problema che la crisi economica ingigantisce e che richiede una presenza fisica di tutte le istituzioni e della società civile intorno agli operatori piu' esposti". I profitti del traffico di droga infatti sono difficili da riciclare senza la connivenza delle èlite economiche, di un potere finanziario e imprenditoriale che collabora a ripulire il denaro sporco. Senza un blocco sociale mafioso, anche urbano e regionale, senza una "zona grigia" che coopera con la mafia, l'occultamento, il riciclaggio e l'investimento, attraverso complesse operazioni, degli enormi profitti criminali, derivanti dal mercato delle sostanze stupefacent,i non sarebbe realizzabile.
"Il sistema di relazioni con il quadro sociale non è stato e non è soltanto l'acqua in cui nuota il pesce mafioso, ma un aspetto essenziale del fenomeno mafioso, in mancanza del quale molte delle attività, illegali e formalmente legali ( dal riciclaggio del denaro sporco agli appalti), non sarebbero possibili e i gruppi mafiosi si ridurrebbero a una dimensione esclusivamente criminale." (U. Santino, Centro Impastato)

Può una "task force" che controlla le vie di comunicazione, le abitazioni, i locali pubblici, che "pattuglia il territorio" contrastare questa "zona grigia" degli ambienti finanziari collusi con la mafia? Chi spazzerà via "la feccia" degli ambienti finanziari e imprenditoriali che fanno affari con la mafia?
Ma a qualcuno interessa farlo?

In tempi di crisi la prevenzione sociale viene subordinata alla prevenzione e repressione di polizia. Come scrive S. Palidda (Polizia postmoderna...), l'impiego dei reparti mobili in operazioni di sicurezza urbana nelle cosiddette operazioni di "pattugliamento" e di "bonifica", che a rotazione o a volte anche in contemporanea investono il territorio urbano, rappresentano un chiaro segno della conversione militare dell'azione di polizia. I termini "pattugliamento" e "bonifica" non lasciano ambiguità: si tratta di una militarizzazione del territorio. La tendenza è quella di impiegare tattiche di pattugliamento e rastrellamento urbano con una mentalita militare e non piu' poliziesca coordinata con l'ausilio di dispositivi di rete ( messa in rete di banche dati; rete di videosorveglianza...etc.).
Siamo alla militarizzazione della "sicurezza". Si, ma sicurezza per chi? per cosa?...

"Isolarsi, chiudersi dentro, nascondersi: oggi sono questi i modi comuni di reagire alla paura delle cose che accadono <là fuori> che sembrano celare ogni tipo di minaccia. Serrature di sicurezza alla porta, portoni e cancelli sprangati, sistemi di sicurezza multipli, allarmi e videocamere... (:::) Vivere dietro un muro di serrature meccaniche e sbarramenti elettronici, allarmi sonori, spray irritanti e lacrimogeni fa parte della strategia di sopravvivenza urbana dell'individuo". (R. Hitzler)

Come ha scritto Z. Bauman, "E siste una disposizione perfettamente intellegibile delle èlite politiche a spostare e localizzare le cause di ansia piu' profonde - cioè l'esperienza dell'insicurezza esistenziale e dell'incertezza - nella preoccupazione generale per le minacce alla sicurezza personale. Questo spostamento è politicamente (cioè elettoralmente) allettante, e ciò per una ragione pragmatica molto convincente. Poichè le radici dell'insicurezza affondano in luoghi anonimi, remoti o inaccessibili, non è immediatamente chiaro che cosa i poteri locali, visibili, possano fare per porre rimedio alle afflizioni attuali. Se si riflette attentamente sulle promesse elettorali dei politici per migliorare la vita di tutti aumentando la flessibilità dei mercati del lavoro, favorendo il liberismo, creando condizioni piu' allettanti per i capitali stranieri ecc., si possono cogliere, casomai, i segni premonitori di una maggiore insicureza e incertezza. Ma sembra esistere una risposta ovvia, all'altro problema, quello connesso alla sicurezza personale dei cittadini in quanto collettività. I poteri statali locali possono sempre essere impiegati per chiudere le frontiere ai migranti, per inasprire le norme sul diritto d'asilo, per fermare ed espellere gli stranieri indesiderati, sospettati di possedere inclinazioni odiose e condannabili. Possono mostrare i muscoli combattendo i criminali, essere <inflessibili nella lotta al crimine>, costruire piu' prigioni, mandare piu' poliziotti in servizio attivo, rendere il perdono dei condannati piu' difficile e persino, per soddisfare i sentimenti popolari, seguire la regola <criminale una volta criminale per sempre>. Per farla breve, i governi non possono francamente promettere ai loro cittadini un'esistenza sicura e un futuro certo; ma possono per il momento alleviare almeno in parte l'ansia accumulata (approfittandone anche a fini elettorali) con l'esibire la loro energia e determinazione in una guerra contro gli stranieri in cerca di lavoro e altri stranieri penetrati senza invito nel giardino di casa, un tempo pulito e tranquillo, ordinato e accogliente...(...) il destino del diritto penale postmoderno è la nuova istituzionalizzazione dell'antica dialettica tra contaminazione e purificazione, con i meccanismi sacrificali che l'accompagnano... L'eccesso di velocità, il fumo in pubblico e il reato sessuale sono tutti trattati nello stesso modo, cioè in termini di sicurezza pubblica. è palese la tendenza universale a trasferire tutti gli affari pubblici nell'ambito della giustizia penale, a criminalizzare tutti i problemi sociali...".