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13 giugno ore 06, Perugia cambia pelle

13 giugno ore 06, Perugia cambia pelle.

Come nella trama di un vecchio b-movie anni 80, il capoluogo umbro si trasforma in poche mosse. Da città sotto accusa, considerata dai piu titolati media nazionali "la Scampia del centro Italia", passa rapidamente a città simbolo della sicurezza nazionale.Anche se con affanno, i "buoni" alla fine trionfano.
I protagonisti sono perfettamente in linea con il (basso) livello del film: un pm -interpretato da Manuela Comodi - con grande voglia di rivalsa dopo esser uscita malconcia da un processo altamente mediatico e un losco comandante dei ROS dei carabinieri (perfettamente incarnato da Giampaolo Ganzer) condannato in primo grado, 2 anni fa, a 14 anni di reclusione e un interdizione perpetua dai pubblici uffici per traffico internazionale di sostanze stupefacenti.
La trama c'è, i "buoni" pure, manca il cattivo. Ma a Perugia di candidati possibili ce ne sono a bizzeffe. Certo, tunisini, maghrebini o comunque stranieri in genere sono troppo inflazionati e comunque non garantirebbero la ribalta sui media nazionali. Ci sarebbe la mafia, entrata prepotentemente in Umbria con la ricostruzione post-terremoto nel '97, ma qui si entra in un campo minato di collusioni, di accordi fra poteri forti, perciò da scartare a priori.
L'attualità viene in soccorso. La bomba di Brindisi, il ferimento di Adinolfi, et voilà il nemico piu temibile: l'eversore-anarchico.
Ecco confezionato con pochi ingredienti un cinepanettone che - a parte chi finisce in galera senza saperne il perché - accontenta un po' tutti: i media che hanno i loro mostri da sbattere in prima pagina, il pm ed il comandante dei ROS che diventano salvatori della patria cancellando di colpo tutte le macchie che li accompagnano, i comuni cittadini di Perugia che finalmente si sentono tranquilli e protetti dai loro beniamini.

I media

All'apparenza si limitano a riportare i fatti, nella realtà sono loro che contribuiscono a scrivere la trama, in un gioco sporco in nome non dell'informazione ma delle vendite.
I pericolosi criminali arrestati sono, secondo gli atti del pm, accusati di aver imbrattato un bancomat ed esposto uno striscione sulla fontana Maggiore. Troppo poco per un titolone, ovviamente. Bisogna rimpolpare la notizia, dare il colore necessario ad attirare l'attenzione: così in tutti gli articoli usciti in questi giorni si parla "di anarchici arrestati nell'ambito dell'inchiesta dei carabinieri del Ros su una serie di attentati in Italia e all'estero". Il colpo d'occhio è assicurato, ma ad onor del vero va detto che non mentono fino in fondo. Infatti a metà, o meglio quasi alla fine dell'articolo, si precisa che comunque nessuno degli arrestati è accusato di aver compiuto tali attentati.
In Italia normalmente si leggono solo le rubriche sportive, e per le notizie più rilevanti ci si accontenta in genere dei titoli. Quindi perché leggersi un articolo intero quando si può trovare nelle prime righe la sentenza già emessa?
Però, visto che siamo in un Paese democratico, al pubblico vanno anche presentate le prove. Ma se si scrive semplicemente "sequestrati dei fili elettrici, mollette e una pila", il lettore/spettatore ha due possibilità: a) gli prende un attacco di panico, corre a casa e la svuota da cotanto materiale pericoloso; b)chiama il 118 e chiede un TSO per i giornalisti ed in particolare quelli locali.
"Ma non è finità qua!", insistono i media. Per dare credibilità a tutto l'impianto accusatorio entrano adesso in gioco i famigerati "manuali" scaricabili da internet, e se questo non fosse sufficiente, basta mescolare sapientemente le loro foto segnaletiche a quelle di pacchi bomba e loro inneschi, usati per gli attentati di cui non sono accusati.
L'ultimo ingrediente per una campagna giornalistica efficace sono ovviamente i nomi famosi: ed ecco uscire dal cilindro degli inquirenti il nome di Marco Camenisch, dal 2002 detenuto in un carcere svizzero, e quello di Olga Jkonomidou,  anche lei detenuta ma stavolta in Grecia.
Mentre del primo, a parte essere la "star" dell'operazione, non è dato sapere quale sarebbe stato il suo ruolo, per la seconda, sempre secondo gli inquirenti e i media locali, sarebbe tutto piu chiaro. La cellula che ha gambizzato Adinolfi ha usato il suo nome, lei stava gia in prigione, perciò è naturale che vi siano dei contatti.
Allora se la cellula si fosse firmata Angela Merkel, gli inquirenti nostrani, cosa avrebbero fatto? Avrebbero arrestato la Cancelliera tedesca?